A Bologna con Slow Photo: della lentezza in fotografia

BELTRAMBINI Mario

Il termine “slow” non si accosta solo al cibo o al turismo. Slow è una filosofia di vita. E la lentezza è praticabile anche in fotografia, nonostante la parola “scatti fotografici” faccia pensare a qualcosa di veloce. Al contrario della smania di fotografare ogni cosa nasce “Slow Photo Project”, una fotografia riflessiva che si pone in alternativa e in antitesi alla fotografia fast, “mordi e fuggi”.

Il movimento “Slow Photo” è nato nel corso della diciannovesima edizione del SI Fest Savignano Immagini Festival, a Savignano sul Rubicone, nel settembre 2010 con la stesura di un Manifesto sottoscritto da oltre 60 fotografi. Nel primo articolo leggiamo: “Siamo a favore di una rivalutazione approfondita e meditata della prassi fotografica in opposizione ad un utilizzo compulsivo ed accelerato del medium fotografico perché convinti del valore creativo della lentezza”.

Il Manifesto ha acceso da subito un serrato dibattito sui principali blog di fotografia, proseguito a più riprese anche nei mesi successivi a dimostrazione che l’argomento suscita sensazione, interesse e curiosità di approfondimento. Trascorsi oltre tre anni, in cui l’orizzonte fotografico è ulteriormente mutato nei sistemi di produzione, di diffusione e di consumo delle immagini, Slow Photo ha voluto verificare se può ancora assumere significato perseguire il pensiero della lentezza in fotografia.

Prende il via così la mostra collettiva Slow Photo Project a Bologna (Galleria estemporanea Santavincenzidue) dal 24 al 26 gennaio, in concomitanza con “ArteFiera”, in cui si presentano fotografie, video, scritti e immagini di famosi artisti tra cui Gianni Berengo Gardin, Mark Steinmetz, Salvo Veneziano e Mario Beltrambini che hanno fatto di una fotografia lenta e meditata il proprio credo artistico ed estetico.

Slow Photo si confronta inoltre con il sistema di produzione di immagini all’interno dei social media. Attraverso il lancio di due contest (#slowphoto e #slowphoneproject) su Instagram, ha chiesto agli igers più accaniti e ai frequentatori delle rete abituati a tempi superveloci di misurarsi con le pratiche lente di produzione della fotografia, di operare nell’ottica di un Slow Phone Project. Una selezione delle immagini più significative dei due contest saranno esposte in galleria, a formare un percorso che da “virtuale” intende farsi “reale”, in dialogo con quello de più celebrati maestri fotografi Slow.

La fretta e la superficialità, come spaventevoli animali feroci, dilaniano la bellezza del mondo. Correndo da una cosa all’altra, senza guardare attentamente, perdiamo tutto. Abbiamo bisogno di fermarci. Di vedere oltre il semplice guardare (Diego Mormorio).

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