Maltrattamenti durante le riprese del film “Lo hobbit”? L’Enpa: “non andate a vederlo”

Non andate a vedere il film “Lo Hobbit” del regista Peter Jackson. È questo l’appello lanciato dall’Enpa dopo la presunta morte, per negligenza e inosservanza delle più elementari regole di accortezza nella loro detenzione, di ben 27 animali, tra cui cavalli, pecore, capre e polli. I fatti sono avvenuti in Nuova Zelanda durante le riprese e la denuncia è partita dall’associazione animalista nordamericana Peta.

Un Viaggio Inaspettato” uscirà in Italia il 13 dicembre dopo la prima mondiale del 28 novembre all’Embassy Theatre di Wellington. Nel ruolo del protagonista Bilbo Baggins c’è l’attore Martin Freeman, circondato dai personaggi ormai noti grazie alla trilogia del Signore degli anelli: Frodo (Elijah Wood), Gandalf il Grigio (Ian McKellen), Gollum (Andy Serkis) e Legolas (Orlando Bloom). La Peta è stata allertata della moria del bestiame da quattro mandriani che hanno lavorato sul set, che sostengono come molti degli incidenti, tra cui la morte di tre cavalli, avrebbero potuto esser prevenuti se regista e produzione avessero dato ascolto ai loro consigli.

Due cavalli si sono rotti il collo scivolando in un burrone: uno è stato eutanasizzato, l’altro è stato trovato morto con il muso nell’acqua. A un terzo cavallo è stata cambiata improvvisamente la dieta ed è morto di coliche. Un altro, di nome Shanghai, è stato lasciato a terra con le gambe legate per oltre tre ore perché era stato giudicato troppo attivo. Pecore e capre sono morte per infestazione da vermi o cadendo in doline mentre decine di polli sono stati uccisi dai cani”, spiega la Peta, annunciando la campagna mediatica dal titolo evocativo: “The Hobbit: an unexpected cruelty“, che parafrasa il titolo del film.

Insomma, una vera e propria ecatombe di animali “veri”, fatti soffrire senza ragione e in molti casi lasciate morire. “Siamo indignati: è inconcepibile che anche un solo animale debba soffrire e addirittura perdere la vita per sostenere l’industria del cinema e del divertimento”, commenta l’Enpa, proseguendo: “se confermato, sarebbe gravissimo che la produzione e il regista del film abbiano fatto ben poco per rispettare le esigenze e le caratteristiche etologiche dei loro attori a “quattro zampe”, esponendoli a una situazione di terribile maltrattamento che nel nostro Paese viene sanzionata con il carcere”.

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Per questo, in occasione dell’uscita de “Lo Hobbit” nelle sale cinematografiche italiane, l’Enpa chiede a tutti di protestare contro la proiezione.Auspichiamo – aggiunge la Protezione Animali – che le autorità neozelandesi facciano chiarezza su questa triste e penosa vicenda prevedendo pene esemplari per i responsabili”.

Intanto, il regista Peter Jackson ha voluto rispondere di persona in un post sulla sua pagina Facebook, in cui instilla dubbi sulla genuinità delle accuse mosse al suo operato:

La produzione de Lo Hobbit ha sempre istituito indagini rapide e immediate per eventuali problemi di qualsiasi tipo sul trattamento degli animali sotto la sua tutela. E’ stata quindi intrapresa un’indagine rapida e approfondita riguardo le recenti accuse infondate lanciate da parte dell’organizzazione americana P.E.T.A. sul fatto che un cavallo zoppicasse durante le riprese del film. Nessuna prova di questo episodio è stata mai rilevata in qualsiasi momento della lavorazione. Inoltre, la produzione ha contattato il proprietario del cavallo in questione che ha fornito la seguente dichiarazione: ‘Sono soddisfatto al 100% del rientro di Shanghai e della sue ottime condizione. Nei termini contrattuali dell’affitto è stato preso e restituito a me due volte. In entrambe le occasioni non c’era alcun segno sull’animale, che era sano e felice. Ribadisco che il cavallo in questione non ha mostrato segni di maltrattamento e non esiterei ad affittarlo per il film di nuovo’. A oggi, i soli mandriani in cui il trattamento degli animali era sceso sotto del livello delle aspettative della produzione, sembrano essere proprio i due che hanno scelto di intentare le nuove accuse alla vigilia della prima del primo film “Lo Hobbit”, a causa del loro respingimento dalla produzione avvenuto più di un anno fa. I rapporti delle loro azioni sono documentate in una serie di dichiarazioni scritte che risalgono all’ottobre 2011. La produzione si rammarica del fatto che la PETA abbia scelto di formulare una così grave accusa, che ha afflitto molti di coloro che si occupano degli animali nei film, tra cui mandriani, addestratori con i loro assistenti, lavoratori agricoli con i loro animali e operatori sanitari, senza vagliare correttamente la sorgente da cui si ricevono tali informazioni.

Dov’è la verità? Difficile da dire, resta il fatto che, in un’era in cui tecnologie ed effetti speciali ormai possono dar vita a scenografie coinvolgenti, utilizzare animali in carne e ossa sul set sembra davvero una scelta obsoleta. E voi che farete? Andrete o no a vedere il film?

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