Crudeltà made in Italy: guerra all’allevamento di visoni

La loro vita è in queste piccole gabbie, una accanto all’altra, una fila dopo l’altra. Sono i visoni prigionieri degli allevamenti, dove vivono una vita completamente snaturata e svuotata di significato, nelle mani di alcuni umani che li trattano solo come merce. Sul territorio italiano sono presenti una decina di allevamenti di visone, la cui produzione annuale è stimata in 150.000 pelli.

Il numero di allevamenti nel Bel Paese, spiega NemesiAnimale, è calato drasticamente dagli anni ’90, in cui circa 125 erano segnalati alla Camera di Commercio e la produzione era arrivata a 400.000 animali uccisi ogni anno. I motivi della chiusura sono stati molteplici, come il crollo del settore pellicce a metà anni ’90 e una nuova legge che ha imposto nel 2003 l’ampliamento delle gabbie, con spese che alcuni piccoli allevatori non potevano sostenere.

Secondo la legge 17/2007 a partire dal 1 gennaio 2008 gli allevamenti in Italia avrebbero dovuto diventare “a terra”, cioè senza gabbie e con pozze d’acqua per gli animali. Questo avrebbe reso anti-economico e impossibile allevare animali da pelliccia, portando di fatto alla chiusura di tutti gli allevamenti italiani”, spiega l’Associazione antispecista. Il Ministero della Salute ha però ribaltato gli effetti di questa legge una circolare datata 18 gennaio 2008 nella quale riceveva favorevolmente i ricorsi degli allevatori e dava la possibilità di scegliere tra allevamento tradizionale in gabbia e quello a terra. In questo modo alcuni allevamenti di visone sono stati salvati.

Tra i tanti ancora attivi in Italia, c’è quello di Montirone, in provincia di Brescia, dove ci sono 3.000 individui, di cui 800 femmine destinate a continui stupri e continui parti, destinati a una vita in gabbia e a una morte atroce, storditi, gasati o con le ossa del collo spezzate. Metodi di uccisione che sono degni di un film horror. “Quel che prima era un lager di polli ora lo è per questi piccoli animali che dovrebbero, e vorrebbero, invece vivere in solitudine, in ampi spazi, che vorrebbero nuotare e correre, così come facevano i loro antenati prima di venir costretti ad una eterna prigionia e così come fanno i pochi visoni liberi, siano essi figli di quei pochissimi scampati allo sterminio perpetrato negli ultimi due secoli, siano invece figli degli individui liberati (in primis dagli stessi allevatori quando costretti al fallimento e alla chiusura)”, si legge in una nota.

L’allevamento sembra essere spuntato all’improvviso in mezzo alle case, portando con sé fetore, liquami, ma soprattutto i lamenti strazianti degli animali in gabbia. Davanti alle lamentele della popolazione, il sindaco si è accorto della presenza dell’allevamento e ha successivamente emesso un’ordinanza per la sua chiusura, posticipata dal TAR a fine novembre, per non interrompere il ciclo vitale degli animali in gravidanza. Parrebbe dunque che la questione sia già risolta, che il lieto fine sia già pronto.

Ma EssereAnimali, insieme ad Antispecisti Libertari Bs e Nemesi Animale, vuole far capire che, indipendentemente dalle decisioni delle autorità, “non lasceremo che continuino indisturbati la loro attività di sfruttamento, siano i loro schiavi visoni o polli o altro, anche per dare un segnale chiaro e forte a tutti quegli allevatori e agricoltori in Italia che, attratti dal canto da sirena dell’AIAV (Associazione Italiana Allevatori Visoni) che da mesi sta proclamando a gran voce come l’allevamento di visoni sia la soluzione per tutti i mali, per sopravvivere alla crisi economica, stiano pensando di iniziare a guadagnare sulla pelle degli animali da pelliccia”.

Per questo sabato 22 Settembre ci sarà una protesta proprio a Montirone, alle ore 15.00 in Piazza Matteotti, davanti al Municipio, a cui tutti sono invitati a partecipare, per essere la voce di quegli individui. E per portare avanti un messaggio etico e di lotta per la liberazione di tutti gli animali.

Quello stesso messaggio che, in una notte di fine ottobre del 2009, è diventato realtà, quando in un allevamento di animali da pelliccia nella località di Barchem, Olanda, 5000 visoni sono stati ritrovati liberi. La maggior parte di loro non sono mai stati ricatturati. La polizia olandese ha successivamente arrestato 4 persone, accusate della liberazione, perquisendo e sequestrando loro computer, dispositivi digitali, scarpe e oggetti personali. Tre dei quattro imputati sono stati condotti in carcere dove hanno trascorso dalle 4 settimane ai tre mesi, con severe restrizioni e cibo inadeguato. In attesa del processo sono stati tutti e tre rilasciati. La quarta persona, dopo 3 giorni di custodia cautelare, è stata rilasciata. Dopo due anni di attesa, il 25 e il 27 settembre si terrà il processo in Olanda.

A ricordare la loro storia è una nota di Animal Equality Italia, che diffonde anche il toccante e significativo comunicato rilasciato da alcuni degli imputati del caso Barchem 4. “Dobbiamo accettare l’idea dell’esistenza della repressione –scrivono gli imputati- se quello che vogliamo è che questa lotta generi un reale cambiamento. La repressione ed il costruire un cambiamento effettivo sono fondamentalmente due facce della stessa medaglia. La peggiore reazione che possiamo avere di fronte alla repressione è aver timore. Questo è quello che dà alla repressione il suo potere. Siamo noi, come movimento, che possiamo scegliere in che modo reagire davanti alla repressione, e decidere se vogliamo che influenzi il nostro agire o meno”. Quindi, per usare le loro parole dense di significato, non lasciamo che la paura conquisti le nostre vite o fermi la nostra capacità di essere efficaci. Perché nessuno è libero, fino a quando TUTTI sono liberi.

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