Ustica: l’isola diventa un set cinematografico

Emiliano Barbucci

Mi sembra quasi di vederlo quel vaporetto che nei primi anni del Novecento richiamava gli isolani curiosi. Un ingombrante ferro, misteriosamente galleggiante, che veniva dal continente portando con sé volti, storie e voci. E incorniciata tra fiori di capperi, spiagge da cartolina e fichi d’india bruciati dal sole, Ustica si trasformava per sempre, perdendo i propri pezzetti di normalità.

Riflessioni che mi tornano in mente parlando con il regista Emiliano Barbucci che proprio sull’isola ha girato “Gramsci 44”, un docufilm prodotto dalla Ram Film, ambientato a Ustica e nato proprio dopo un suo tour nelle isole minori del Sud Italia.

Peppino Mazzotta

Questo splendido luogo per me è ormai come una seconda casa. Non ho mai avuto il minimo dubbio sulla riuscita del progetto: l’ipotesi di un’accoglienza tiepida non è mai stata contemplata visto il calore che contraddistingue gli usticesi. Anche da parte dell’Amministrazione comunale abbiamo avuto il massimo sostegno possibile, ci hanno messo da subito nelle condizioni migliori per poter girare. Per tutto ciò, non smetterò mai di ringraziare Ustica e i suoi abitanti.

Scenario suggestivo per le riprese – come non rimanere incantati dal panorama marino e roccioso che si fondono naturalmente – ma anche a tratti ostico, Ustica viene chiamata la perla nera del Mediterraneo perché racchiude un vulcano sommerso.

Lavorare su un’isola significa entrare in un’altra dimensione spazio-temporale. Il maltempo può far slittare tutto di qualche giorno, e a quel punto non resta che abbandonarsi tra le braccia di una natura selvaggia e sconvolgente. È un pericolo che crea ansia, ma ne vale la pena. D’altro canto, girare in una piccola comunità significa creare rapporti intensi: il set diventa come una casa e il film non è più il tuo progetto ma, il progetto di tutti.

Emiliano Barbucci

Da un lato, dunque, un profilo quasi selvaggio con grotte scavate nella pietra, dall’altro insenature scolpite in un mare limpido, meta degli appassionati di attività subacquee. Non a caso, Ustica è la prima riserva marina italiana per i suoi fondali e la varietà di pesci ma anche per il suo ricco patrimonio archeologico sottomarino. E’ per questo che per l’ambientazione di Gramsci 44, Barbucci non ha mai avuto dubbi: Ho rifiutato qualsiasi ipotesi alternativa – dice – questo film andava girato a Ustica. Certo fare ciò ha significato far convergere sull’isola maestranze, attrezzature, artisti, con tutte le problematiche del caso, aggravate dalla precarietà dei collegamenti e da un budget non certo elevato. Ma non era possibile fare altrimenti, sia per rispetto nei confronti della comunità, sia perché girare a Ustica è un vero privilegio.

D’altronde, il soggetto era nato proprio sulla piccola isola e nel momento in cui l’idea prendeva forma, girare lì si è rivelato quasi automatico.

Durante un viaggio a Ustica avevo intervistato dei pescatori della comunità, e nel farlo ero rimasto colpito dal fatto che nel raccontare le loro storie utilizzavano spesso la parola “compagni”. Il trasporto, la passione con cui pronunciavano questo termine mi aveva sorpreso, tanto da spingermi a indagare. Avevo chiesto loro il perché e la risposta di un pescatore mi aveva aperto un mondo: “A Ustica c’è una forte tradizione comunista perché era un luogo di confino durante il fascismo, e tra i tanti confinati c’era anche Antonio Gramsci. Pensa che mio padre ha imparato a scrivere grazie a lui e alla sua scuola”. Tanto è bastato per mettermi sulle tracce dell’intellettuale sardo nei 44 giorni di permanenza sull’isola.

Ustica

Per le sue riprese il regista ha scelto il mese di gennaio (2015), quando l’isola è assopita, orfana di turisti e abitata da pochi isolani, quando si ha il tempo di fare un’escursione nella fortezza borbonica o visitare il Museo archeologico. Più semplicemente respirare l’aria pungente dell’inverno per fermarsi a riflettere.

Molte le emozioni, non lo nascondo. Per la prima volta ho girato con una produzione alle spalle e diretto una troupe. Non una qualsiasi ma, quella che ha visto artisti di spessore come Daniele Ciprì (alla fotografia) e Peppino Mazzotta (nel ruolo di Gramsci), gli attori-produttori Maria Milasi (nel ruolo della tabaccaia) e Americo Melchionda (nei panni di Amadeo Bordiga) che hanno accolto la doppia sfida tanto da accettare di recitare, apportando un contributo artistico di altissimo profilo.

Maria Milasi

Un’esperienza intensissima quella di realizzare un film che senza la vittoria di un bando della Sicilia Film Commission, sarebbe rimasto solo un progetto utopico. Ma sull’uscita il regista non si sbilancia: un po’ di scaramanzia non guasta.

Foto di Mathia Coco

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