Vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna: quali sono le differenze e come funzionano

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Dal 27 dicembre in Italia (e nel resto dell’Unione Europea) ci si vaccina contro il Covid-19, con fasce di rischio che corrispondono alle priorità (al primo posto il personale sanitario e in servizio presso le RSA). Ci sono ora due vaccini approvati dall’Ema (e a cascata dalla nostra Aifa), il primo prodotto da Biontech-Pfizer, il secondo da Moderna.

Ma che differenze ci sono? Facciamo chiarezza.

Entrambi i vaccini, in realtà, sfruttano lo stesso meccanismo, perché entrambi sono “a RNA”, cosa che ha scatenato polemiche (e molte fake news). Le differenze di azione e di raccomandazioni, tutte riportate sui siti ufficiali delle case produttrici nonché delle agenzie europea e italiana che decidono sull’immissione sul mercato dei farmaci, sono dovute, essenzialmente, al campione di sperimentazione e alla composizione complessiva.

Che significa “vaccino a RNA”

vaccini anticovid pfizer moderna

©CROCOTHERY/Shutterstock

La risposta è nella biochimica: le proteine di cui sono fatti gli organismi viventi inclusi gli esseri umani vengono prodotte da uno straordinario quanto perfetto meccanismo con cui il nostro DNA produce un filamento di RNA chiamato messaggero (mRNA) nel processo chiamato ‘trascrizione’.

Questo piccolissimo filamento “insegna” alle cellule a produrre un’unica proteina (ed altri hanno l’informazione per altre proteine). Il meccanismo è in realtà molto complesso, coinvolge molte parti della cellula ma in sostanza ad ogni mRNA corrisponde una proteina che ha uno specifico ruolo nel funzionamento generale dell’organismo vivente dove risiede.

vaccini anticovid pfizer moderna

©Designua/Shutterstock

I vaccini a RNA sfruttano proprio tutto questo. L’mRNA introdotto nel nostro organismo con il vaccino insegna infatti alle nostre cellule a produrre un’unica proteina, la spike virale del SARS-CoV-2, quella che stimola la risposta immunitaria contro l’infezione Covid-19. Per sua natura poi l’mRNA si degrada rapidamente lasciando la proteina spike del virus “libera” e il nostro sistema immunitario in guardia.

I vaccini a RNA possono modificare il nostro codice genetico? No, perché appunto l’mRNA si degrada molto presto (se così fosse, tra l’altro, lo farebbero molto meglio i virus interi, ma chiaramente non è così).

I vaccini a RNA possono infettare l’organismo? In teoria no, perché producono un’unica proteina virale. Come riportato sul sito dell’Aifa, tuttavia, “è necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e contagiare altre persone”.

La risposta immunitaria infatti non è immediata e quindi tra la somministrazione del vaccino e lo sviluppo degli anticorpi possiamo infettarci, purtroppo. Inoltre, come per tutti i vaccini finora progettati, c’è sempre una piccola percentuale di non rispondenti, ovvero di soggetti che non sviluppano anticorpi nonostante il vaccino.

Ecco perché è necessario continuare a usare le precauzioni. Ed ecco perché ogni tanto sentiamo di qualche sanitario risultato purtroppo positivo al Covid dopo la vaccinazione, procedura che non è ancora terminata per nessuno essendo in due dosi piuttosto distanti temporalmente.

Le differenze tra i vaccini anti-Covid attualmente approvati in Europa

Il meccanismo alla base dei vaccini attualmente approvati, dunque, è lo stesso. Eppure le raccomandazioni di utilizzo, dalla fascia d’età in cui si può usare al tempo che deve intercorrere tra le due dosi sono diverse.

  1. Il vaccino della Pfizer non è al momento raccomandato nei bambini di età inferiore a 16 anni, mentre quello di Moderna si usa solo dopo i 18
  2. Entrambi i vaccini sono in due dosi, ma quello della Pfizer raccomanda di attendere 21 giorni tra la prima e la seconda dose, mentre l’altro 28
  3. Entrambi i vaccini potrebbero non essere efficaci allo stesso modo sugli immunocompromessi, ma quello della Pfizer sembra poter essere usato con più sicurezza di quello di Moderna
  4. Entrambi i vaccini, invece, sono per ora non raccomandati in gravidanza e allattamento

Ma se il meccanismo è lo stesso, perché queste differenze? La risposta è nel campione di sperimentazione (tranne che per il tempo tra le dosi, frutto di evidenze sulla risposta immunitaria). In altre parole le case farmaceutiche hanno fatto scelte in parte differenti che portano a raccomandazioni diverse. Nel caso della Pfizer, per esempio, sono stati inclusi anche i giovani dai 16 ai 18, nella sperimentazione di Moderna no.

I tempi di sperimentazione sono stati oggettivamente più brevi di quanto mai fatto per un vaccino. Questo non significa aver saltato fasi, che sono state le stesse di una qualsiasi sperimentazione, ma significa poterli usare solo in alcune condizioni, per ora, in quanto sono state fatte precise scelte in modo da “focalizzare” su gruppi di individui che poi corrispondono a quelli attualmente ritenuti più a rischio.

Il tutto, comunque, è dettagliatamente riportato sulle schede dei prodotti, disponibili gratuitamente in rete.

Fonti di riferimento: AIFA / Commissione Europea

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
ABenergie

Come scegliere e valutare il tuo gestore di energia luce e gas. Scarica la guida

ECS

Ripartire in green: come alberghi e strutture ricettive possono rilanciarsi investendo sul turismo verde

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook