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Vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson: oggi il parere del Cts sullo stop per gli under 50

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Dietrofront sulla somministrazione dei vaccini AstraZeneca e Jansenn di Johnson&Johnson dopo l’aumento dei casi sospetti di trombosi registrati in alcuni soggetti giovani, in diversi Paesi tra cui l’Italia. Il mondo della scienza sembra ormai concordare sul fatto che questi due vaccini anti-Covid non siano adatti alle fasce più giovani. I dubbi erano stati sollevati già diverse settimane fa da diversi medici, ma oggi il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) dovrebbe pronunciarsi in merito all’uso del vaccino AstraZeneca nei soggetti sotto i 50 anni. Nel frattempo, alcune Regioni hanno deciso autonomamente di cancellare gli open day aperti anche ai ragazzi.

Leggi anche: Quanto sono rari i coaguli di sangue dopo il vaccino AstraZeneca? A cosa dovresti prestare attenzione? E come vengono trattati?

I dubbi sollevati dagli esperti 

Sulla questione è intervenuta recentemente anche l’Associazione Luca Coscioni, chiedendo al Governo lo stop immediato al vaccino AstraZeneca Johnson&Johnson per i più giovani.

“Trasmettiamo con la massima urgenza – scrivono Segretario e Tesoriere dell’Associazione Filomena Gallo e Marco Cappato – un lettera aperta sottoscritta da autorevoli scienziati ed esperti, che invita a sospendere immediatamente la distribuzione del vaccino anti-covid19 Astrazeneca e Johnson and Johnson alle persone giovani di età a causa dei documentati rischi per la salute e la vita. L’appello si fa particolarmente urgente in occasione degli open days aperti a tutte le fasce di età, compresi maturandi, che si stanno tenendo in tutta Italia, infrangendo le raccomandazioni dell’Aifa di riservare il vaccino AstraZeneca agli ultrasessantenni”.

Il team di esperti italiani ha indicato le donne dai 20 ai 50 anni come la categoria più a rischio:

“Purtroppo, sappiamo che i vaccini a vettore adenovirale possono causare in soggetti probabilmente predisposti la trombosi venosa trombocitopenica (VITT) 1, un effetto collaterale raro che si presenta a distanza di 5-15 giorni dalla vaccinazione e può avere esito fatale – è scritto nella lettera dell’Associazione Coscioni -. La fascia di età più a rischio è quella dai 20 ai 55 anni, soprattutto individui di sesso femminile. Nei primi studi l’incidenza risultava di 1.100.000, con un terzo di casi fatali. L’analisi dei dati forniti dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario Inglese, aggiornati a metà maggio, suggerisce una incidenza superiore. La nota informativa del vaccino AZ riporta la VITT come possibile effetto indesiderato che può interessare fino a 1 persona su 10 mila. L’iniziativa degli open days AZ sembra mossa da buone intenzioni e sta riscuotendo grande successo, ma non è nel miglior interesse dei giovani”.

I medici firmatari del documento indirizzato al Governo hanno spiegato come “nei soggetti under 30 che non abbiano comorbidità, la letalità per COVID-19 in Italia è vicina allo zero e rarissima è l’ospedalizzazione, mentre il rischio di VITT per loro supera il beneficio del vaccino, ed è sufficiente a sconsigliare la vaccinazione con AZ, in accordo alle raccomandazioni AIFA”.

Insomma, secondo qualcuno per i giovani i rischi derivanti dai vaccini AstraZeneca e Johnson&Johnson sarebbero addirittura maggiori dei benefici, come sottolineato da diversi medici tra cui Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE:

Contrari alla somministrazione di vaccini Astrazeneca e J&J ai più giovani anche tanti altri immunologi italiani, tra cui Massimo Galli e Antonella Viola.

Il parere dell’AIFA

Ma cosa dice l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) al riguardo? In realtà, nell’ultimo report pubblicato a fine maggio l’AIFA aveva chiarito che i due vaccini a vettore virale AstraZeneca, e Jannsen di Johnson&Johnson sono raccomandati alle persone dai 60 anni in su, anche se non esiste un divieto esplicito per i soggetti più giovani.

Seguendo l’approvazione di EMA, AIFA ha autorizzato il vaccino Vaxzevria (ex COVID-19 AstraZeneca) il 30 gennaio 2021 [18], dando indicazione, in attesa di acquisire ulteriori dati, ad un suo utilizzo preferenziale in soggetti tra 18 e 55 anni. – si legge nel documento – Questa scelta era giustificata dalla scarsità di dati disponibili negli studi registrativi relativi alla popolazione di età > 55 anni, sebbene una buona risposta anticorpale fosse già stata osservata nel campione limitato riferito a questa sottopopolazione. La disponibilità di ulteriori dati (provenienti soprattutto da studi osservazionali condotti in Regno Unito e Scozia e resi noti nel corso del mese di febbraio 2021) relativi a buoni risultati in termini di efficacia e sicurezza del vaccino in fasce d’età superiori [19,20], ha portato a due successive circolari del Ministero della Salute che hanno consentito l’utilizzo del vaccino dapprima in soggetti fino a 65 anni e poi anche in un’età > 65 anni. Successivamente, sono stati però segnalati rari eventi avversi gravi, verificatisi entro 14 giorni dalla somministrazione del vaccino Vaxzevria in soggetti nella maggior parte dei casi di età < 60 anni, prevalentemente donne, caratterizzati da trombosi in sedi inusuali spesso associate a piastrinopenia. Questi elementi hanno portato EMA, dopo una valutazione di tutti i dati di farmacovigilanza, ad aggiornare successivamente le informazioni di sicurezza del vaccino nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e nel Foglio Illustrativo per il paziente.

Dal canto suo l’Ema-Agenzia aveva scelto di non sconsigliare le somministrazioni per genere o fasce d’età, lasciando la decisione ai singoli Stati, ma nell’ultimo documento pubblicato chiede agli operatori sanitari di prestare attenzione ai casi di trombosi correlati ai vaccini, prendendo in considerazione le linee guida disponibili.

Fonte: Twitter/Quotidiano Sanità /AIFA/EMA/Ansa 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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