©nito500 /123.rf

Tamponi rapidi domestici e variante Omicron: tutta la verità, tra psicosi e disinformazione

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I tamponi antigenici rapidi, in particolare quelli fai da te, potrebbero non riconoscere, nei primi giorni della sua comparsa, l’infezione da coronavirus nella nuova variante (Omicron). Lo afferma un piccolo studio (non ancora pubblicato in peer-review) che potrebbe andare a confermare ciò di cui in questi giorni si discute, ovvero che i tamponi rapidi possano generare un certo numero di falsi negativi (fino al 30-40% secondo alcuni).

Condotto da ricercatori della Yale School of Public Health e prepubblicato online, in attesa di revisione tra pari, si è basato su un campione di 30 impiegati di uffici negli Stati Uniti monitorati con una serie di tamponi giornalieri a dicembre 2021, in piena ondata Omicron.

Tutti gli impiegati sono stati testati quotidianamente e per 10 giorni con diversi tamponi: un molecolare (basato sulla saliva) e un tampone antigenico rapido nasale fai da te di due diverse marche molto diffuse negli Stati Uniti. Si è visto così che, nel caso dei rapidi, uscivano fuori una serie di falsi negativi se confrontati poi con la positività del molecolare (ben 29 impiegati su 30 erano positivi).

Si ritiene dunque che gli antigenici nasali abbiano una ridotta sensibilità nei confronti della variante Omicron, almeno nei primissimi giorni di infezione. Ci sono voluti infatti, in media, 3 giorni perché le persone risultassero positive anche al rapido. 

In realtà, però, non è chiaro se le infezioni non siano state rilevate perché i test antigenici rapidi sono meno sensibili ad Omicron o perché i test della saliva potrebbero essere migliori nel rilevare la nuova variante.

Ciò si potrebbe spiegare valutando la possibilità che Omicron raggiunga un picco di carica virale nella saliva un paio di giorni prima che nel naso. Cosa confermata anche da uno studio condotto in Sudafrica (anch’esso in attesa di revisione) che ha notato come, se il test viene eseguito sulla saliva, vi è più possibilità di “stanare” Omicron precocemente.

Naturalmente, visto il piccolissimo campione su cui è stato effettuato lo studio, servono nuove e più ampie conferme. Ricordiamo tra l’altro che l’efficacia dei tamponi rapidi dipende anche dalla tipologia e da quando sono stati messi in commercio.

I risultati di questo piccolo studio, però, sono abbastanza coerenti con quanto affermato recentemente anche da Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) all’Agi:

I dati attualmente disponibili indicano che il tampone antigenico può rilevare la presenza di infezione con un’elevata efficienza solo in caso di carica virale media o alta. Il test antigenico risulta infatti associato a una probabilità del 30-40 per cento di riportare un risultato falso negativo. La bassa sensibilità costituisce pertanto un limite di questa metodologia diagnostica. Il tampone molecolare, invece, esegue un passaggio di amplificazione tramite la tecnica PCR che consente di individuare anche cariche virali estremamente basse.

E tornando agli Stati Uniti anche la Food and Drug Administration (FDA) aveva parlato di una possibile ridotta sensibilità rispetto alla variante Omicron dei tamponi rapidi.

In pratica, se vogliamo essere proprio sicuri della negatività è bene fare un test molecolare. Ma nel frattempo, visti anche i differenti tempi di attesa per queste diverse tipologie di tamponi, si può procedere anche ad una verifica con il rapido, magari ripetuta dopo alcuni giorni, se c’è stata una situazione a rischio.

Non dobbiamo comunque farci prendere dal panico rispetto alla variante Omicron, come ha sottolineato anche Giorgio Palù, presidente dell’Aifa che si è mostrato favorevole anche ai test domestici:

È ora di cominciare a parlare della differenza tra infezione e malattia. Esistono vari gradi malattia, essere positivo non vuol dire essere malato. Con questa ondata ci dobbiamo aspettare una continua crescita del virus, poi quando il picco sarà raggiunto ci sarà la decrescita come sta incominciando nel Regno Unito e in Olanda, come già avvenuto in Sud Africa. Dobbiamo guardare i numeri dal punto di vista del vero impatto sanitario, quanti vanno in rianimazione, quanti sono ospedalizzati. C’è ormai l’isteria di Omicron. Facciamo come nel Regno Unito dove hanno deciso che si facciano pure i tamponi a casa e poi li mettono on line su un fascicolo elettronico. Questo semplifica molte di quelle code che vediamo nelle farmacie.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: The New York Times / Medrxiv

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook