Così la Nuova Zelanda batte il coronavirus e mostra il futuro che vogliamo

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Ristoranti affollati, locali aperti, aziende in piena attività, la Nuova Zelanda torna a vivere e inizia ad aprire i confini, per il momento solo all’Australia

La Nuova Zelanda consentirà presto ai viaggiatori australiani di visitare il Paese senza doversi sottoporre a un periodo di quarantena. La “bassissima circolazione del virus in entrambi i Paesi permette di affrontare un nuovo capitolo nella nostra ripresa”, sottolinea infatti la prima ministra Jacinda Ardern. Una autentica “travel bubble”, insomma, una bolla di viaggio che sembra quasi portare alla normalità e a quale noi per certi versi aneliamo.

Almeno è questo quanto si profila anche se, ma è ovvio, nel suo comunicato la premier neozelandese specifica che i visitatori dovranno mettere in conto la possibilità che il loro viaggio subisca dei disagi qualora dovessero essere riscontrati nuovi focolai. Poco male, se consideriamo che oramai la Nuova Zelanda è un Paese praticamente Covid-free, con i suoi circa 80 casi attivi di infezione (dato aggiornato al 7 aprile 2021). Dall’inizio della crisi, il Paese dell’Oceania ha avuto 26 morti. Il penultimo è stato a settembre 2020. L’ultimo lo scorso febbraio.

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Numeri che consentono non soltanto i viaggi senza quarantena, ma anche una ripresa concreta delle attività e un ritorno alla vecchia normalità. I ristoranti e i bar sono pieni, così come i locali notturni o gli eventi sportivi. Tutto è ritornato a vivere, non dimenticando mai le regole da seguire e i protocolli da attuare sempre e comunque.

Ora, la cosiddetta “bolla di viaggio” inizierà il 19 aprile, ha detto la Ardern, e secondo le nuove disposizioni i passeggeri non saranno autorizzati a viaggiare se hanno avuto un test Covid positivo nei 14 giorni precedenti o presentano sintomi simil-influenzali.

Questo è un importante passo avanti nella nostra risposta al Covid e rappresenta un accordo che non credo abbiamo visto in nessun’altra parte del mondo. Cioè, aprire in modo sicuro i viaggi internazionali in un altro paese pur continuando a perseguire una strategia di eliminazione e un impegno a tenere fuori il virus”, ha detto Ardern durante la conferenza stampa.

Lo scenario attuale riflette, insomma, la pronta risposta di Jacinda non appena sono comparsi i primi segni del virus nel Paese. Già a fine aprile 2020 si annunciava una prima battaglia vinta sulla pandemia.

Come la Nuova Zelanda è riuscita ad arginare da subito il virus

La Nuova Zelanda ha vinto e, sì, sotto sotto, rappresenta il futuro cui tutti noi ambiamo. Ma sarà possibile a così stretto giro? Va detto che dalla sua la Nuova Zelanda ha una condizione geografica estremamente favorevole, che è stato senza dubbio un fattore decisivo. Il Paese è formato da due grandi isole, che di per sé facilitano l’isolamento sociale. Inoltre, si contano qui soltanto 5 milioni di abitanti, meno della città di Rio de Janeiro. Ma va detto anche che, da subito, la premier ha “preso di petto il virus” con misure esemplari e una strategia su più fronti:

  • Ha chiuso le frontiere subito, a marzo del 2020, quando l’Europa ancora guardava l’Italia con sospetto e scetticismo, in Nuova Zelanda venivano chiusi gli aereoporti per sei settimane;
  • Ha attuato un lockdown tra i più rigidi del mondo: nello stesso periodo tutti gli stabilimenti e i negozi non essenziali. aperte solo farmacie, supermercati e pompe di benzina;
  • Contributi economici pari a 50 miliardi di dollari a imprese e lavoratori;
  • La prima ministra Jacinta Arden ha da subito dato l’esempio decurtandosi lo stipendio del 20% e ha parlato in maniera efficace alla Nazione, rivolgendosi alle fasce più deboli e non dimenticando neanche i bambini (Leggi: Il coniglietto pasquale e la fatina dei denti sono lavoratori essenziali’: la prima ministra neozelandese rassicura i bambini);
  • Ha incentivato fin da subito l’uso della mascherina anche quando la stessa OMS non l’aveva ancora inserita nei suoi protocolli di sicurezza per rallentare il contagio.

E anche oggi, che rinizia la vita, la Nuova Zelanda non canta vittoria e sta riaprendo al resto del mondo con cautela. All’inizio del 2020, prima della crisi, 17.500 passeggeri sbarcavano ogni giorno in Nuova Zelanda. Un anno dopo il numero è sceso a 400. E la ministra giura di non riaprire tutto fino a quando il 100% della popolazione sarà vaccinato.

Nonostante, quindi, le vantaggiose condizioni geografiche e demografiche, il Paese dell’Oceania ha dato e sta dando una bella e preziosa lezione al mondo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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