Allo studio la rivoluzionaria mascherina chirurgica lavabile e riutilizzabile per gli operatori sanitari

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Le mascherine che siamo costretti a utilizzare da diversi mesi a causa della pandemia da coronavirus stanno diventando un enorme problema ambientale. Le mascherine usa e getta sono infatti prodotte con diversi materiali plastici, non sono biodegradabili e riciclabili e, se non smaltite in modo corretto, si trasformano nell’ennesima fonte di inquinamento da rifiuti. (Leggi anche: Oltre 1,5 miliardi di mascherine monouso finiranno negli oceani quest’anno, secondo un nuovo report).

Molti di noi possono ricorrere a mascherine lavabili e riutilizzabili, ma chi è in prima linea e lavora a contatto con persone positive al virus, ad esempio negli ospedali, necessita di dispositivi di protezione individuali che soddisfino determinati requisiti di sicurezza.

È possibile fornire il personale sanitario di mascherine sicure ma allo stesso tempo sostenibili? I ricercatori dell’Università di Toronto stanno cercando di rispondere a questa domanda e, attraverso il progetto ROSE, sono al lavoro per sviluppare dispositivi lavabili e riutilizzabili che sostituiranno le attuali mascherine chirurgiche usa e getta.

L’iniziativa è guidata da Denyse Richardson e Reena Kilian del dipartimento di medicina in collaborazione con altri professionisti tra cui un ingegnere tessile, un architetto e diversi esperti di cucito. Lo scopo è quello di arrivare a produrre mascherine che offrano un’adeguata protezione, ma che possano al contempo essere lavate e indossate diverse volte, sia per proteggere l’ambiente sia per evitare che si verifichi di nuovo una carenza di mascherine come avvenuto la scorsa primavera.

“Molte pratiche ecocompatibili che le persone avevano adottato prima che la pandemia sono state abbandonate all’inizio della pandemia per la preoccupazione di diffondere il virus. Ad esempio, le persone hanno smesso di usare borse riutilizzabili o tazze da viaggio. Quindi, c’è la sensazione che ci siamo davvero allontanati dai progressi fatti in precedenza verso la sostenibilità”, spiega la Professoressa Kilian.

Il progetto è open source e punta a utilizzare tessuti facilmente accessibili in zone remote e paesi poveri, così che le mascherine lavabili possano essere disponibili anche per le persone più vulnerabili e prive di risorse.

“L’idea è che se sei da qualche parte in cui non hai accesso alle maschere mediche, perché c’è una carenza o perché ti trovi in ​​una zona remota, questo design ti consentirà di creare una maschera che sai fornirà protezione uguale a quella di una maschera chirurgica standard”, prosegue Kilian.

Inizialmente i ricercatori erano convinti di riuscire a concludere il progetto nell’arco di pochi mesi. In realtà, il lavoro si è rivelato più lungo e complesso del previsto. Le mascherine sono state testate per valutarne la vestibilità e la capacità filtrante, ma i ricercatori stanno ancora studiando quante volte possano essere riutilizzate mantenendo le loro qualità protettive e si augurano di poter rendere disponibili le mascherine entro l’anno.

Se ci riusciranno, sarà una vera rivoluzione!

Fonte di riferimento: University of Toronto

Leggi anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
ECS

Ripartire in green: come alberghi e strutture ricettive possono rilanciarsi investendo sul turismo verde

ABenergie

Come scegliere e valutare il tuo gestore di energia luce e gas. Scarica la guida

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook