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No, questo farmaco destinato al bestiame non va assunto per curare il Covid-19!

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Il centro antiveleni del Mississippi ha ricevuto moltissime chiamate da persone che avevano assunto una formulazione del farmaco antiparassitario invermectina per il trattamento dei sintomi da Covid-19, ma la bocciatura era già arrivata dall’Oms, oltre che dalle autorità sanitarie americane

Serve per il bestiame e non certo per l’essere umano. Scoppia il caso del farmaco antiparassitario invermectina, cui in molti sarebbero ricorsi per trattare i sintomi del Covid-19, complici alcuni sedicenti studi scientifici.

Un’analisi sull’ivermectina condotta in Israele avrebbe infatti dimostrato che l’antiparassitario sarebbe efficace contro il virus, oltre a essere economico: “costa meno di 1 dollaro al giorno“, scriveva il Jerusalem Post. 

Niente di più pericoloso, tanto che il Mississippi State Department of Health ha emesso un avviso dichiarando che il Mississippi Poison Control Center ha ricevuto un numero crescente di chiamate da persone che hanno assunto il farmaco e che almeno il 70% di tali chiamate riguardava “l’ingestione di formulazioni animali di ivermectina acquistate presso i centri di approvvigionamento di bestiame“.

Frattanto tutti hanno preso posizione, a partire dalla FDA americana, che non ha approvato il medicinale per il trattamento contro il Covid, invitando i cittadini a non utilizzarlo: “Non sei un cavallo, non sei una mucca. Seriamente. Smettetela tutti“.

Cos’è l’ivermectina

Si tratta di un antielmintico ad ampio spettro, usato soprattutto nel trattamento della oncocercosi (infezione da filaria), ma anche contro altre infestazioni da vermi. Noto il suo utilizzo in ambito veterinario, in particolare per il trattamento di vermi intestinali (esclusa la tenia), acari e pidocchi.

Negli anni scorsi, si erano svolti studi sulla sua probabile efficacia contro il virus chikungunya e la febbre gialla.

Si tratta di un farmaco arrivato agli onori delle cronache dopo uno studio condotto dallo Sheba Medical Center di Tel Hashomer di Israele, secondo cui sarebbe capace di ridurre la durata dell’infenzione provocata dal Coronavirus e costerebbe anche poco.

Ma, l’uso umano della invermectina è stato fermamente bocciato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Ema, mentre secondo i National Institutes of Health degli Stati Uniti non ci sarebbero prove concrete della sua efficacia nel trattamento dei sintomi provocati dal Covid-19. 

Sulla questione si è pronunciata anche Aifa, che scrive:

Sebbene ivermectina sia generalmente ben tollerata alle dosi autorizzate per altre indicazioni, gli effetti indesiderati potrebbero aumentare se si utilizzassero dosaggi più elevati necessari ad ottenere concentrazioni di medicinale nei polmoni che siano efficaci contro il virus. Non si può pertanto escludere tossicità quando ivermectina è utilizzata a dosi superiori rispetto a quelle approvate.

Attenzione, dunque, e fate solo fede a ciò che è stato scientificamente ampiamente dimostrato.

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Fonti: FDA / AIFA / Sheba Medical Center

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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