Mettere sui social il QR-code del Green pass è pericoloso! L’allerta del Garante della privacy

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Esibire sui social il QR-code del proprio Green pass è una “pessima idea”: con queste parole Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali, mette in guardia da un uso a dir poco sconsiderato degli strumenti di comunicazione più moderni.

I QR-code, usati talvolta anche per sostituire i menù cartacei dei ristoranti, possono essere davvero una miniera di dati personali. Quello associato al Green pass, in particolare, contiene di fatto tutta la nostra storia sanitaria legata al Covid-19, oltre naturalmente ai nostri dati personali come nome, cognome, codice fiscale, etc..

Invece, da quando il Ministero della Salute ha iniziato a rilasciare la certificazione, questa è comparsa un po’ ovunque sul web, per opera di utenti “orgogliosi” di esibirla ma forse poco attenti.

Quel QR-code è una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo ma leggibili da chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri – tuona Scorza – Chi siamo, se e quando ci siamo vaccinati, quante dosi abbiamo fatto, il tipo di vaccino, se abbiamo avuto il Covid e quando, se abbiamo fatto un tampone, quando e il suo esito e tanto di più.

Vogliamo davvero che potenzialmente tutto il mondo connesso ai social sappia tutto questo di noi?

Il QR-code in questione deve essere esclusivamente esibito alle forze dell’ordine e a chi è autorizzato dalla legge a chiedercelo per l’esercizio delle attività per le quali la legge ne prevede l’esibizione – continua l’esperto – e deve essere letto esclusivamente attraverso l’apposita APP di Governo che garantisce che il verificatore veda solo se abbiamo o non abbiamo il Green pass e non anche tutte le altre informazioni e, soprattutto, non conservi nulla.

E non è solo una questione di “privacy” in senso stretto, ovvero il problema non è solo che chiunque potrebbe sapere chi siamo e la nostra storia sanitaria legata al Covid. Il web infatti “non dimentica”: mettendo sui social il QR-code si lascia in giro per il web una scia di propri dati personali che potrebbero essere usati da chiunque per finalità non pulite (negare impieghi a chi non può ricevere la vaccinazione, per esempio, ma anche per truffe vere e proprie).

Siamo tutti avvisati – conclude Scorza – Resistiamo alla tentazione. Esibire la soddisfazione di avere il Green pass è davvero una pessima idea. Se proprio non sappiamo farne a meno, limitiamoci a condividere con il mondo la notizia, senza l’immagine dell’agognato QR-Code.

Fonti di riferimento: Garante per la protezione dei dati personali / Guido Scorza/Facebook

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Schär

Pasta madre senza glutine: tutto quello che devi sapere

Ènostra

“Libertà è autoproduzione”: con ènostra l’energia è rinnovabile, etica e sostenibile

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook