Covid, il rischio di contagio da superfici è di 1 su 10 mila. Lo studio

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Coronavirus, la trasmissione attraverso il contatto con una superficie contaminata è molto rara, mentre non ci sono evidenze dell’utilità di disinfettanti in contesti comunitari per la prevenzione del contagio. Meglio solo acqua e sapone.

È questo quanto emerge da un nuovo report dei Centers for Disease and Control Prevention (CDC) statunitensi che ribadiscono: la modalità principale con cui le persone vengono infettate da Sars-CoV-2 (il virus che causa Covid-19) è attraverso l’esposizione a goccioline respiratorie che trasportano virus infettivi.

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È possibile insomma che le persone vengano infettate attraverso il contatto con superfici o oggetti contaminati, ma il rischio è generalmente considerato molto basso: solo di 1 su 10 mila. Una notizia che ci aveva già fornito la rivista Nature all’inizio dell’anno: il coronavirus Sars-CoV-2 viene trasmesso prevalentemente attraverso l’ariada persone che parlano ed emettono grosse goccioline e piccole particelle chiamate aerosol”, si leggeva. 

Lo studio

I ricercatori hanno studiato per quanto tempo il virus Sars-CoV-2 può sopravvivere su una varietà di superfici porose e non porose.

Su superfici porose, gli studi riportano l’incapacità di rilevare virus vitali in pochi minuti o ore; su superfici non porose, il virus vitale può essere rilevato per giorni o settimane. L’apparente, relativamente più rapida inattivazione di Sars-CoV-2 su superfici porose rispetto a quelle non porose potrebbe essere attribuibile all’azione capillare all’interno dei pori e alla più rapida evaporazione delle goccioline di aerosol.

I dati provenienti da studi sulla sopravvivenza in superficie indicano che si può prevedere una riduzione del 99% del Sars-CoV-2 infettivo e di altri coronavirus in condizioni ambientali interne tipiche entro 3 giorni (72 ore) su superfici comuni non porose come acciaio inossidabile, plastica e vetro. Tuttavia, le condizioni sperimentali su superfici sia porose che non porose non riflettono necessariamente le condizioni del mondo reale, come la quantità iniziale di virus, né tengono conto di fattori che possono rimuovere o degradare il virus, come la ventilazione e il cambiamento delle condizioni ambientali. Inoltre, non tengono conto del possibile trasferimento del virus tra le superfici alle mani e dalle mani alla bocca, al naso e agli occhi. Quando si tengono conto sia dei dati di sopravvivenza in superficie che dei fattori di trasmissione del mondo reale, il rischio di trasmissione fomite dopo che una persona con Covid-19 è stata in uno spazio chiuso si riduce dopo 3 giorni (72 ore), indipendentemente dall’ultima pulizia.

Conclusioni

I risultati suggeriscono che il rischio di infezione da Sars-Cov-2 attraverso la via di trasmissione dei fomiti è basso e generalmente inferiore a 1 su 10mila. Ciò vuol dire che ogni contatto con una superficie contaminata ha meno di 1 su 10.000 possibilità di causare un’infezione, concludono gli scienziati, che suggeriscono acqua e sapone o detergente per pulire le superfici.

Quanto ai disinfettanti per l’igiene delle superfici, il loro uso ha dimostrato di essere efficace “nel prevenire la trasmissione secondaria di Sars-Cov-2 tra una persona infetta e altre persone all’interno della famiglia. C’è tuttavia poco supporto scientifico per l’uso di routine dei disinfettanti in contesti comunitari, sia interni sia esterni, per prevenire la trasmissione da Sars-Cov-2 da fomiti .Nella maggior parte delle situazioni, per ridurre il rischio di contagio è sufficiente la pulizia delle superfici utilizzando sapone o detergente. La disinfezione è consigliata solo negli ambienti interni della comunità in cui si è verificato un caso sospetto o confermato di Covid-19 nelle ultime 24 ore“.

Fonte: CDC

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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