Quanta natura sprechiamo? Numeri e impatto ambientale di abitudini di consumo poco responsabili

b2ap3_thumbnail_fame_bimbo_0.jpg

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, nata nel 1981 su iniziativa della FAO per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sul tema della fame nel mondo. Per questo ho pensato di postare qualche dato sugli sprechi alimentari, con l’aiuto di un dettagliato rapporto del WWF da poco pubblicato e dal titolo piuttosto evocativo: Quanta Natura sprechiamo?

Chi di noi non si è mai trovato a gettare via dei cibi rimasti in dispensa troppo a lungo e ormai scaduti? L’entità e frequenza degli sprechi alimentari ci impongono di ripensare le nostre abitudini di acquisto e di consumo, tanto più che, stando ai dati diffusi di recente dalla Banca Mondiale, nel mondo circa 1 miliardo e 200 milioni di persone vivono in condizioni di povertà estrema, disponendo di poco più di un dollaro al giorno per poter sopravvivere, e nel corso del 2012 sono stati ben 80 milioni i cittadini europei che non hanno avuto regolarmente almeno un pasto al giorno.

Gettare via degli alimenti senza consumarli significa inoltre aver sfruttato invano le risorse del nostro pianeta: il cibo che finisce nella spazzatura, infatti, ha già avuto un impatto nel consumo o nell’alterazione delle risorse naturali e ha provocato l’immissione nell’ambiente di sostanze di sintesi oppure di sostanze esistenti in natura ma che, senza l’intervento umano, sarebbero presenti in concentrazioni molto minori (come gas ad effetto serra, azoto, fosforo…).

Fare attenzione a non sprecare, insomma, è importante sia dal punto di vista etico che ambientale.

Volendo tradurre in cifre lo spreco alimentare, il report del WWF ci informa che la quantità totale di cibo prodotto a livello globale su base annua è attualmente di circa 4 miliardi di tonnellate, di cui si stima che il 30-50%, ossia 1,2-2 miliardi di tonnellate, venga perso o sprecato ogni anno prima del consumo. Ciò è dovuto alla combinazione diversi fattori: scarse conoscenze in campo agricolo, inadeguatezze infrastrutturali, cattiva gestione di parti della filiera, comportamenti sbagliati dei consumatori finali….

Nel solo 2012 in Italia sono stati utilizzati per produrre cibo mai consumato e, di fatto, sono stati “sprecati” ben 1.226 milioni di metri cubi d’acqua (il 46% per la carne, il 29% per cereali e derivati, il 22% per frutta, verdura e tuberi e il 3% per latte e derivati): si tratta di un valore enorme, pari al 2,5% dell’intera portata annua del fiume Po.

Al cibo che non abbiamo consumato, che abbiamo lasciato scadere in dispensa o che si è “perso” in fasi precoci della filiera, corrispondono anche la produzione di 24,5 milioni di tonnellate di CO2 e un 36% circa di azoto aggiunto all’ambiente attraverso i fertilizzanti, che contribuisce al peggioramento della qualità delle acque e interferisce con gli ecosistemi idrici.

Il primo passo verso la soluzione del problema è la consapevolezza, e su questo fronte, complice anche la crisi economica, siamo nella giusta direzione: secondo un’indagine realizzata da GfK Eurisko per conto del WWF, infatti, il 90% degli Italiani riconosce lo spreco alimentare come un problema serio e individua la principale causa nei comportamenti poco attenti dei consumatori.

La maggioranza degli intervistati dichiara inoltre di mettere in pratica comportamenti utili a ridurre gli sprechi, controllando frequentemente i cibi in frigorifero ( il 54%) e controllando almeno una volta al mese la dispensa (il 65%). Il 36% dichiara di attenersi rigorosamente alle date di scadenza, riservandosi di valutare personalmente la qualità/freschezza dei prodotti scaduti prima di buttarli, mentre il 45% si dichiara favorevole alla vendita a prezzi scontati di alimentari non deperibili scaduti.

Sei su Instagram?

Le nostre foto +belle, le notizie che +ami, il tuo giornale sempre con te!

Hello Fish!

Pesce, ne consumiamo troppo e male. Ecco come fare scelte responsabili

corsi pagamento

seguici su facebook