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Tonno in scatola e pesce confezionato: ancora troppo sale e poca trasparenza sulle condizioni di pesca

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Cosa contiene davvero il pesce confezionato che acquistiamo al supermercato? E che tipo di pesca è stata utilizzata per far arrivare sulle nostre tavole tonno in scatola, bastoncini panati e surimi? Ha provato a rispondere a queste domande un nuovo test francese.

60 Millions de Consommateur ha analizzato 56 prodotti ittici alla ricerca di qualità e difetti di ciascuno. Tra i parametri considerati vi era la lista degli ingredienti, il Nutri-Score (punteggio nutrizionale francese), la presenza di metalli pesanti, il contenuto di sale e di additivi.

Il test è stato condotto anche con l’aiuto del WWF Francia che ha valutato le zone e le condizioni di pesca oltre che lo stato delle diverse specie (più o meno a rischio), in pratica la maggiore o minore sostenibilità ambientale di ogni singolo prodotto.

Il test comprendeva non solo scatolette di tonno (14 al naturale) ma anche merluzzo impanato (bastoncini ma non solo), brandade di merluzzo e surimi.

Tonno in scatola

Alcune delle referenze testate sono state classificate in rosso in particolare perché, spiega la rivista, vi è mancanza di dati disponibili sulle condizioni di pesca.

Nella categoria del tonno in scatola, alcuni prodotti sono stati quindi classificati come “da evitare”. Il motivo principale è che si tratta, nella maggior parte dei casi, di tonno a pinna gialla, i cui stock nell’Oceano Indiano e, in misura minore, nell’Atlantico centro-orientale e nel Pacifico, sono sovrasfruttati.

Tre referenze (Petit Navire, Carrefour Discount e Cora) vengono penalizzate per la mancanza di informazioni sulle modalità di pesca.

La rivista francese ricorda i danni provocati dalla pesca a strascico e da altre modalità di pesca non selettive che portano alla cattura di specie “non bersaglio” tra cui tartarughe e cetacei.

Leggi anche: Pesca illegale e a strascico: dati scioccanti svelano come stiamo svuotando il Mediterraneo

Il tonno Carrefour discount, anche se in quartultima posizione, è comunque classificato con un “verde”.

Ci sono però alcune scatolette di tonno che escono bene dal test in quanto forniscono indicazioni chiare e garantiscono un buono stato degli stock della specie oltre che tecniche di pesca con un impatto limitato sugli ecosistemi.

Ai primi posti nella classifica dei tonni migliori troviamo tutte referenze francesi, mentre a metà classifica vi è il tonno Nixe di Lidl che viene però segnalato come eccessivamente ricco di sale.

Per quanto riguarda la presenza di mercurio, la rivista segnala una certa variabilità da scatoletta a scatoletta ma solo il tonno a marchio Cora viene segnalato in rosso in quanto a presenza di questo metallo.

@60 Millions de Consommateurs

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Bastoncini e merluzzo panato

Per questi prodotti, il problema segnalato dal test è in particolare la mancanza di informazioni sulla modalità di pesca. Nonostante spesso sulle confezioni sia scritto che si tratta di merluzzo d’Alaska, quindi viene indicata la zona di provenienza della materia prima, non altrettanto specificato è come viene effettuata la pesca che, gestita dai diversi paesi in modo differente, può essere fatta con reti da traino, reti a strascico pelagiche o di fondo e altro.

La rivista quindi conclude:

“Alla luce di questi elementi, noi e il WWF stimiamo che il consumo deve essere fatto ‘con moderazione’ per tutte le referenze”

Un po’ a sorpresa, però, la composizione di questi prodotti è stata valutata positivamente dal test. Il quantitativo di pesce rappresenta dal 65% al 70% del prodotto. A parte le spezie e l’olio di colza o girasole, la stragrande maggioranza dei prodotti non contengono additivi. Segnalato in rosso per questo aspetto solo il merluzzo panato Picard.

In ultima posizione in quanto a punteggio complessivo vi è il merluzzo d’Alaska panato di Lidl, seguito con solo mezzo punto di scarto da quello Findus mentre al primo posto, a pari merito con altre referenze, vi è il filetto di merluzzo a marchio Carrefour.

@60 Millions de Consommateurs

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Attenzione alle brandade di merluzzo e ai surimi

Per la brandade di merluzzo e il surimi, il punteggio WWF è rosso in molti casi. Viene sottolineata infatti una mancanza quasi generale di trasparenza e si ritiene necessario evitare di consumare i prodotti selezionati (con una sola eccezione).

Persino la zona di pesca, Atlantico nord-orientale, indicata su tre confezioni di brandade, viene considerata troppo ampia per poter valutare la sostenibilità dello stock di merluzzo. Lo stesso vale per le modalità di pesca.  I punteggi complessivi ottenuti dai prodotti sono stati quindi tutti ridotti del 33%.

La quantità di pesce nelle brandade, che in teoria dovrebbe essere 100% merluzzo, è in realtà molto variabile, più che nel merluzzo panato. Quella a marchio Auchan, ad esempio, ha solo il 23% di merluzzo.  

@60 Millions de Consommateurs

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Situazione molto simile anche per il surimi, secondo i parametri considerati dal WWF, proprio come le brandade tutti i prodotti andrebbero evitati, ad eccezione di quello a marchio Compagnie des Pêches Saint-Malo, segnalato come da consumare “con moderazione”.

Questo prodotto è stato premiato in quanto, a differenza di quanto avviene di solito, utilizza un solo tipo di pesce per la realizzazione del surimi: il melù dell’Atlantico nord-orientale. Generalmente, invece, si pescano differenti specie tra cui il merluzzo dell’Alaska, il nasello e altri, anche in zone dove gli stock sono a rischio. 

Tutte le referenze, in questo caso, sono state segnalate in rosso per il troppo sale.

In fondo alla classifica troviamo il surimi Auchan e quello Lidl.

@60 Millions de Consommateurs

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In conclusione del test la rivista scrive:

“la maggior parte dei marchi ha molta strada da fare quando si tratta di informazione e sostenibilità. Fortunatamente, alcuni stanno andando bene, soprattutto nella categoria del tonno in scatola”.

Fonte: 60 Millions de Consommateur 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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