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Fragole, perché dovresti diffidare di quelle che provengono dalla Spagna (soprattutto se primizie)

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Appena c’è il primo accenno di primavera siamo in tanti a sognare una vaschetta di fragole. Questi frutti, però, soprattutto le primizie, e in particolare quelle che arrivano dalla Spagna, sarebbero da evitare. Ecco perché.

Avrete notato che le prime fragole al supermercato sono spesso di un colore rosso vivo e capita che siano grandi a dismisura. Considerate che le primizie che troviamo già alla fine dell’inverno hanno viaggiato molto per poter arrivare sulle nostre tavole e non sono di certo prodotti sostenibili. (LEGGI anche: Il vero costo delle fragole sulla nostra tavola: braccianti marocchine umiliate, sfruttate e schiavizzate)

Ma non è tutto. La maggior parte delle fragole proviene dalla Spagna, dove la coltivazione convenzionale è particolarmente dannosa per l’ambiente. Vengono prodotte infatti soprattutto nella regione intorno a Huelva, in Andalusia, una zona dove un tempo c’erano enormi pinete ma che oggi si presenta invece come un’immensa distesa di piantagioni di fragole che occupano oltre 5.300 ettari.

Si tratta quindi di coltivazioni intensive e che, oltre tutto, vengono fatte proprio in una delle regioni più aride della Spagna, il che è abbastanza assurdo soprattutto se considerate che, in media, per produrre un chilo di fragole c’è bisogno di circa 280 litri di acqua. Nel sud della Spagna, invece, l’acqua scarseggia e dato che il fabbisogno idrico per l’irrigazione delle piantagioni di fragole è particolarmente elevato, è necessario scavare pozzi sempre più profondi, molti dei quali solo illegali.

Secondo le stime del WWF , i campi di fragole sono irrigati da 1.000 pozzi illegali. Come si legge sul loro sito:

“Per attingere le grandi quantità d’acqua necessarie all’agricoltura, gli agricoltori hanno perforato innumerevoli pozzi, molti dei quali illegali. Nella sola Huelva, sono stati costruiti circa 1.000 pozzi illegali e 3.000 ettari di terreno agricolo sono stati costruiti illegalmente per la sola coltivazione di fragole. Ciò ha portato a una diminuzione dell’80% del flusso d’acqua nella zona umida”

Il risultato di tutto ciò è, in pratica, che il livello delle acque sotterranee sta diminuendo sempre più e l’intera regione si sta prosciugando. Il Parco Nazionale Coto de Doñana, in particolare, soffre ora di carenza d’acqua, un parco che è un patrimonio mondiale dell’UNESCO oltre che la zona umida più importante della Spagna. Milioni di uccelli vivono in questa area e la zona offre alla lince iberica ad alto rischio di estinzione un habitat importante.

Scienziati dell’Università di Bonn hanno poi esaminato l’impronta di carbonio delle prime fragole spagnole prodotte da agricoltura convenzionale. Secondo questa ricerca, una ciotola da 500 grammi causa l’emissione di quasi 400 grammi di anidride carbonica, considerando tutti i passaggi dalla coltivazione al consumo. 140 grammi sono causati dal solo trasporto. 

È evidente come si tratti di una produzione assolutamente insostenibile a livello ambientale.

Vi è poi il problema pesticidi, evidenziato più volte da analisi condotte sulle fragole in tutto il mondo. E non ne sono certamente esenti le primizie spagnole.

Leggi anche: Fragole “amare”: fino a 9 pesticidi (anche vietati) in un solo frutto. I risultati di un nuovo test

Le fragole, purtroppo, sono frutti molto delicati e facilmente attaccabili dai parassiti. Ecco perché vengono utilizzate diverse sostanze chimiche nelle coltivazioni convenzionali per proteggere i frutti dalle malattie fungine e dal marciume. Ed è così che le fragole, estremamente sane e poco caloriche, si trasformano invece in uno dei frutti con più tracce di pesticidi potenzialmente pericolosi per la salute.

Nessun pesticida viene utilizzato invece nella produzione di fragole biologiche, un chiaro vantaggio rispetto ai prodotti convenzionali ma se le fragole provengono da serre o dall’estero, la loro impronta di carbonio è quasi equivalente a quella delle fragole convenzionali. (

Attenzione quindi a valutare non solo la stagionalità ma anche la provenienza di ciò che acquistiamo. Scegliamo quando possibile fragole italiane, a km0 e biologiche: vale assolutamente la pena, insomma, attendere la maturazione delle fragole del nostro territorio. 

Ricordiamo che il momento migliore per la raccolta delle fragole inizia a fine maggio o inizio giugno e dura circa 6 settimane. In questo periodo dell’anno i frutti avranno sicuramente un sapore migliore.   

Fonti: OkoTest / WWF /Università di Bonn

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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