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Olio d’oliva che non è davvero extravergine: chiesto l’intervento dell’Antitrust per pratica commerciale scorretta

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Sicuramente ricorderete il recente test sull’olio extravergine d’oliva venduto nel nostro paese che ha mostrato come, alcune bottiglie, contenevano in realtà semplice olio “vergine”. La faccenda ora è stata segnalata all’Antitrust a cui si chiede di fare le verifiche del caso.

Dopo il test de Il Salvagente che ad aprile aveva svelato (o meglio confermato) il fatto che nei nostri negozi e supermercati non tutto l’olio extravergine d’oliva lo è per davvero (7 bottiglie su 15 non lo sono secondo l’indagine), il Movimento Consumatori ha deciso di inviare una segnalazione all’Antitrust. (Leggi anche: Olio di oliva, quasi la metà non è davvero extravergine. Monini e Bertolli i due migliori).

All’Autorità Garante si chiede di accertare se alcuni produttori siano effettivamente colpevoli di pratica commerciale scorretta, dichiarando in etichetta un olio di qualità superiore a quello che realmente è.

Non ci si può giustificare dando la colpa al Panel Test, la “prova d’assaggio” che ha penalizzato alcuni oli facendoli declassare. Come ricorda il Movimento Consumatori, infatti:

Lungi dall’essere una prova ‘soggettiva’, l’importanza del ‘panel test’, è stata di recente ribadita da una sentenza del Consiglio di Stato del 20 novembre 2020, laddove la Giustizia Amministrativa, ha ribadito l’attendibilità e l’oggettività del panel test, ritenendo la suddetta prova organolettica come ‘essenziale per la corretta classificazione degli oli’.

Ricordiamo che, commentando i risultati del test, alcuni produttori si difesero sostenendo che, al momento dell’arrivo nei supermercati, il loro olio era sicuramente “extravergine”. E allora cosa potrebbe essere successo? Sempre a loro dire, il problema si sarebbe verificato durante lo stoccaggio dei prodotti.

Indipendentemente dal fatto che i produttori siano in buona fede o meno, però, il danno per il consumatore c’è comunque. Lo ribadiamo, consumare olio “vergine” ovviamente non è un rischio per la salute ma perché se scegliamo di acquistare olio “extravergine” ci dobbiamo trovare invece alle prese con un prodotto di livello più basso?

Il Movimento Consumatori ricorda inoltre che la faccenda dell’olio extravergine declassato a vergine non è nuova. Un altro test, condotto sempre da Il Salvagente, risale al 2015 quando si era evidenziata già la scorrettezza delle etichette di alcuni oli e, a seguito di quelle analisi, vennero presi dei provvedimenti da parte dell’Agcm (in parte poi annullati dalla Giustizia Amministrativa). 

Adesso si chiedono nuovi accertamenti e come afferma il Movimento Consumatori, che si sta occupando della questione dell’olio insieme al Movimento Terra è vita Vento del Sud:

Se così fosse, è evidente, si assisterebbe ad una pratica commerciale scorretta, da qualificare come vendita negli scaffali, di un prodotto privo degli elementi pubblicizzati in etichetta e nelle campagne pubblicitarie.

Il test de Il Salvagente non è stato in realtà l’unico a svelare la presenza di olio “vergine” etichettato come extravergine. Anche la rivista francese Que Choisir, che ha analizzato 26 bottiglie di olio, è arrivata alla stessa conclusione, solo poche settimane fa. (Leggi anche: Olio extravergine d’oliva: più della metà di quelli venduti nei supermercati non lo sono davvero. La conferma in un nuovo test francese).

Leggi tutti i nostri articoli sull’olio extravergine di oliva.

Fonte: Movimento Consumatori

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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