Nutella ha ancora l’olio di palma, ma le altre creme alla nocciola hanno l’olio di cocco (e non cambia molto)

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La Nutella contiene ancora olio di palma, ma tante altre creme spalmabili hanno cambiato la loro composizione eliminandolo e sostituendolo con altri grassi vegetali. Alcune hanno scelto l‘olio di cocco ma è davvero un’alternativa migliore a livello ambientale e per la nostra salute?

Vi abbiamo parlato pochi giorni fa di un nuovo test che ha confrontato diverse creme spalmabili alla nocciola tra cui la Nutella. Si parlava principalmente degli ingredienti e del contenuto nutrizionale di questi prodotti, spesso troppo carichi di zuccheri.

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La rivista francese 60 millions de consommateurs che l’ha realizzato, però, sottolinea un aspetto interessante di cui si discute forse troppo poco. L’olio di palma è stato effettivamente eliminato da molte referenze, anche su spinta dei consumatori e dell’opinione pubblica che, sicuramente ricorderete, negli scorsi anni ha condotto una vera e propria battaglia contro l’utilizzo di questo olio molto “pesante” dal punto di vista ambientale e anche discutibile a livello di salute.

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La battaglia è stata vinta nella maggior parte dei casi. Nutella lo continua ad utilizzare ma è passata ad un olio sostenibile, 100% certificato RSPO – Roundable on Sustainable Palm Oil (anche se l’Unep, il programma ambientale dell’Onu, anni fa sottolineò che l’olio di palma sostenibile in realtà non esiste).

Dall’olio di palma… all’olio di cocco

La rivista francese sottolinea che la maggior parte dei produttori ha iniziato ad utilizzare oli di cocco o di girasole.

Ma queste soluzioni, a volte, possono rivelarsi di uguale, se non peggiore, impatto ambientale. Le piantagioni di palme da cocco, infatti, sembra abbiano un effetto molto negativo sulla biodiversità oltre al fatto che l’olio che si ricava ha un contenuto particolarmente elevato di grassi saturi (ma c’è anche chi lo considera un superfood).

La scorsa estate, uno studio aveva evidenziato proprio l’impatto ambientale della coltivazione delle palme da cocco, scatenando anche una serie di polemiche e critiche. Sosteneva infatti che la produzione di olio di cocco sta mettendo a rischio la biodiversità 5 volte in più rispetto all’olio di palma.

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olio di cocco studio

© Current Biology,

Un’altra alternativa utilizzata nelle creme nocciola è l’olio di girasole, ma per produrre sufficiente olio di girasole per compensare interamente quello di palma, occorrerebbe molto più terreno per le coltivazioni, dato che la resa è decisamente minore. Di nuovo, quindi, si porrebbe un problema ambientale.

In pratica, sembra che non abbiamo la soluzione in pugno e che dovremmo valutare bene le scelte che facciamo per evitare di passare “dalla padella alla brace”.

Man mano che sempre più aziende si allontanano dall’olio di palma per l’olio di cocco, i problemi che ne derivano assomigliano molto a quelli causati dall’industria dell’olio di palma: accaparramento di terre, deforestazione a beneficio di nuove piantagioni e distruzione della biodiversità. Di per sé, l’olio di cocco e le palme da cocco non sono né buoni né cattivi. Il problema è l’enorme domanda di oli e grassi vegetali economici sul mercato mondiale. Le grandi quantità richieste dall’industria sono prodotte a costi minimi su enormi monocolture industriali e in condizioni di lavoro abusive.

Cosa possiamo fare?

Milioni di tonnellate di alimenti di base possono e devono essere coltivati qui in Europa, come spiega Salviamo la Foresta, e non in altri continenti, con costi di produzione inferiori. Le foreste tropicali vengono abbattute, gli abitanti sfrattati e sfruttati come lavoratori a giornata. Utilizzare oli vegetali europei (preferibilmente spremuti a freddo) come olio di cartamo, germe di mais, oliva, colza, olio di girasole ecc.

Sicuramente, quello che possiamo fare è limitare il consumo di prodotti che contengono oli tropicali, ma anche evitare il più possibile sprechi. Quando possibile, cucina con ingredienti conosciuti, freschi e regionali. Evita tutti i prodotti industriali trasformati con ingredienti economici e di qualità inferiore venduti nei supermercati.

La buona notizia è che non abbiamo bisogno di oli vegetali dei tropici. Crescono abbastanza semi oleosi endemici in Europa. L’acquisto di cibo locale non solo evita metodi di coltivazione discutibili, ma anche migliaia di chilometri di trasporto in tutto il mondo.

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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