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Miele del supermercato: quali sono i marchi migliori e quelli “allungati” con lo zucchero secondo il nuovo test francese

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Il tema delle frodi alimentari che riguardano il miele è, purtroppo, sempre attuale. A tornare sull’argomento è ora un nuovo test condotto in Francia su varie marche e tipologie di miele (compreso il miele di Manuka). Che cosa ha scoperto? Alcuni prodotti mostrano tracce di zuccheri aggiunti, sono mal etichettati in quanto ad indicazioni sulla loro origine botanica o geografica oppure non soddisfano i requisiti normativi di freschezza.

Gli esperti della rivista francese Que Choisir hanno acquistato 40 barattoli di miele di diverse origini botaniche (acacia, castagno, mille fiori e Manuka) e geografiche (Francia, Italia, Unione Europea, America Latina, ecc.) disponibili in vari canali di distribuzione (supermercati, negozi specializzati, siti web, vendita diretta, ecc.).

Si tratta di prodotti tipici del mercato francese ma alcuni dei quali sono presenti anche in Italia. 

Un laboratorio è stato incaricato di effettuare le analisi su tutti i campioni così da identificare eventuali non conformità relative a 3 aspetti importanti del miele:

  • origine geografica e botanica
  • presenza di sciroppo di zucchero
  • freschezza

I risultati

Le nuove analisi confermano che dobbiamo effettivamente stare molto attenti al miele che acquistiamo se non vogliamo incorrere in possibili frodi. Per quanto riguarda i campioni di miele considerati dal test:

  • 7 prodotti mostrano tracce di zuccheri aggiunti
  • 3 mieli mentono sulla loro origine
  • 8 mieli non soddisfano i requisiti normativi di freschezza

Ci sono però ben 28 mieli che hanno superato il test e tra questi alcuni prodotti italiani o comunque venduti anche nel nostro Paese. 

Miele con tracce di zuccheri aggiunti

Una delle frodi più comuni che riguarda il miele è la pratica di “allungarlo” con zuccheri aggiunti. Come scrive Que Choisir:

In teoria, le tracce di zuccheri aggiunti nel miele possono avere due origini, che i metodi analitici non consentono di discriminare: o lo sciroppo viene incorporato direttamente nel miele, per aumentarne il volume a basso costo, oppure questo stesso sciroppo viene utilizzato per nutrire le api . Questa pratica, utile in caso di fioritura debole, non è vietata, ma viene svolta rispettando alcune regole, a rischio di trovarne un po’ nel prezioso nettare. Il regolamento però è molto chiaro: il miele deve essere un prodotto puro, senza alcuna aggiunta di sostanza.

E non lo erano invece 7 prodotti del test e, indovinate un po’, la categoria più colpita è quella del miele cinese (con 3 prodotti allungati con zucchero), la Cina infatti è uno dei Paesi in cui più spesso si scoprono adulterazioni di questo genere.

Leggi anche: Stop al falso miele cinese, l’Europa si prepara per nuove regole di etichettatura

Tra i campioni in cui è stata individuata l’aggiunta di sciroppo, un’altra categoria ha attirato l’attenzione. Si tratta del miele di Manuka, che si produce in Nuova Zelanda e Australia, noto per i suoi presunti benefici per la salute e per il costo molto alto.

Viene segnalata anche una referenza biologica di origine italiana che conteneva sciroppo di zucchero:

A riprova, qualora fosse ancora da dimostrare, – scrivono gli esperti della rivisita – che le etichette non costituiscono una garanzia contro frodi o incidenti occasionali.

Nelle seguenti infografiche potete vedere le marche di miele in cui sono stati trovati zuccheri aggiunti.

mieli zuccheri aggiunti test

mieli zuccheri aggiunti 2 test

@que choisir

Diversi produttori hanno contestano le analisi sostenendo che i loro controlli assicurano l’assenza di sciroppo. Solo i due apicoltori francesi in vendita diretta hanno ammesso la possibilità di una presenza accidentale, legata all’alimentazione delle api con lo sciroppo.  

I mieli con origine falsa

Il test ha scoperto che 3 mieli (di cui uno biologico) riportavano in etichetta un’origine botanica e/o geografica non veritiera.

Ma sulla rivista si legge anche che:

Per nove vasetti, l’individuazione di frodi all’origine geografica si è rivelata quasi impossibile poiché la loro etichettatura è così poco precisa. Vale a dire “non UE”, “UE / non UE” o anche “America Latina ed Europa” … È difficile mentire quando non dici nulla! Una legge varata nel giugno 2020 prevedeva di porre fine a questa vaghezza, obbligando i confezionatori ad indicare, a partire dal 1° gennaio 2021, il Paese di origine del proprio miele, o addirittura ciascuno Stato in ordine decrescente di importanza in caso di miscela. Salvo che il decreto attuativo è ancora pendente. La menzione del paese o dei paesi di origine non eviterebbe certo le frodi, ma almeno consentirebbe al consumatore di fare una scelta consapevole. 

mieli origine falsa test

@que choisir

I mieli che non rispettano i requisiti di freschezza

Per garantire la qualità organolettica del miele, le normative europee impongono il rispetto di alcuni parametri di freschezza (livelli minimi di attività enzimatica, in particolare), che attestano il buono stato di conservazione del prodotto.

Tuttavia, 8 dei 40 vasetti analizzati non soddisfacevano questi requisiti. Il problema riguardava in particolare 4 dei 6 mieli di Manuka analizzati.

L’amministratore delegato di Nutrimel, uno dei mieli che si trovano in questo elenco, si è giustificato dicendo che:

Il miele di Manuka è sottoposto a un meticoloso processo di conservazione a temperatura controllata per consentirgli di raggiungere il suo massimo potenziale.

Si sta parlando in particolare di massimizzare la quantità di MGO (metilgliossale), una molecola antisettica su cui si basa la fama del miele di Manuka e il cui livello compare su tutte le confezioni: 400, 514, 550 mg/kg ecc. L’obiettivo è quello di arrivare ad un livello alto. E, a quanto pare, per raggiungerlo, i produttori mantengono volontariamente i loro prodotti a temperature relativamente elevate per diversi mesi.

Una pratica che solleva interrogativi in ​​termini di rispetto della normativa che stabilisce che il miele non deve ‘essere stato riscaldato in modo tale da distruggere o notevolmente inattivare gli enzimi naturali’ scrive Que Choisir.

Queste le referenze che non rispettavano i requisiti di freschezza.

mieli non freschi test

mieli non freschi 2 test

@que choisir

I mieli migliori

Fortunatamente, ben 28 mieli sono risultati puri e autentici e tra questi vi sono anche alcuni prodotti italiani come il Mielbio Rigoni di Asiago – castagno, o venduti nel nostro Paese come il Maribel (LIDL), miele millefiori.

Potete vedere la lista completa nelle seguenti infografiche.

mieli migliori test

mieli migliori 2 test

mieli migliori 3 test

mieli migliori 4 test

mieli migliori 5 test

mieli migliori 6 test

 

Come sempre la scelta migliore rimane quella di evitare i supermercati, acquistando miele italiano e biologico da un piccolo apicoltore di fiducia.

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Fonte: Que Choisir

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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