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Feta e formaggi di pecora: trovate tracce di cloroformio o batteri in metà dei prodotti. Lidl bio tra i migliori del test tedesco

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La feta e i formaggi di pecora sono molto amati anche nel nostro paese. Un nuovo test tedesco ha confrontato diversi prodotti, scoprendo in alcuni casi al loro interno la presenza di sostanze come cloroformio e tracce di idrocarburi ma anche contaminazioni batteriche.

La rivista Öko-Test questa volta ha voluto analizzare feta, formaggio di pecora o manouri, che sono prodotti per lo più o interamente con latte di pecora. Nello specifico sono stati confrontati 41 prodotti, tra cui 34 confezioni di feta originale e altri sette formaggi in salamoia prodotti principalmente con latte di pecora. La maggior parte sono tipici del mercato tedesco, ma alcuni sono presenti anche nel nostro paese.

Dato che regole rigorose si applicano alla produzione di feta, ad esempio il latte deve provenire da ovini che hanno pascolati in Grecia e, se si utilizza latte di capra, questo non può essere più del 30%,  i formaggi in salamoia di altri paesi, non possono essere chiamati feta e per questo hanno denominazioni più o meno fantasiose come formaggio di pecora, formaggio di pastore, formaggio balcanico o “Pheta”.  

Gli  standard della feta non si applicano quindi ad alcuni prodotti del test, che spesso provengono dalla Bulgaria. Questi possono contenere anche latte in polvere, ad esempio.

Ogni formaggio è stato analizzato in laboratorio per scoprire l’eventuale presenza di ingredienti controversi ma anche assaggiato. Inoltre è stata verificata la trasparenza nella catena di approvvigionamento, se i fornitori si prendono cura degli standard ambientali e le condizioni degli animali negli allevamenti.

I risultati

La metà dei formaggi testati escono bene del test, ma alcuni prodotti presentano invece sostanze controverse. In particolare sono risultati contaminati da batteri, cloroformio o oli minerali.

Tenendo conto dei valori guida della Società tedesca di igiene e microbiologia, tre fete sono risultate contaminate da batteri. In un caso il laboratorio ha trovato troppi batteri di Escherichia Coli. Questi, che spesso derivano ​​dalle feci, non sono solo un segno di scarsa igiene, ma possono anche portare ad intossicazioni alimentari e infezioni gravi.

In due casi sono stati individuati enterobatteri ma, specifica la rivista tedesca, in concentrazioni che non rappresentano un rischio acuto per la salute, ma dovrebbero essere un’occasione per i produttori di verificare l’igiene nel processo di produzione. 

Trovate anche tracce di detergenti, indesiderabili quanto i batteri stessi. In particolare il triclorometano,  meglio conosciuto come cloroformio, che è un problema ben noto nell’industria lattiero-casearia, la contaminazione si verifica quando l’attrezzatura di mungitura non viene sciacquata a sufficienza. Si tratta di un idrocarburo alogenato altamente volatile che può presumibilmente causare il cancro e danneggiare il fegato e i reni.

Come spesso è avvenuto anche in altri test, alcuni formaggi (5) sono risultati contenere anche tracce di idrocarburi saturi di olio minerale (MOSH), sostanze che possono accumularsi nei linfonodi, nel fegato o nel tessuto adiposo e portare a danni agli organi.

Per quanto riguarda il sapore, invece, la maggior parte dei formaggi super il test di assaggio degli esperti.

Le filiere della feta sono trasparenti?

A questa domanda ha provato a rispondere Öko-Test chiedendo direttamente ai produttori prove per valutare i rapporti di fornitura, il benessere degli animali e la tracciabilità e la trasparenza lungo l’intera filiera.

Ma non si sono accontentati di questo, hanno posto molte domande anche a distributori, caseifici e allevamenti sul loro impegno per la sostenibilità e il benessere degli animali. Le reazioni sono state molto diverse.

Otto fornitori hanno presentato tutte le informazioni e documentato in modo credibile, altri invece hanno risposto alle domande, ma a volte non presentando prove convincenti. 13 produttori non si sono proprio degnati di rispondere. 

In merito al benessere animale c’è ancora da fare, scrive la rivista:

C’è chiaramente spazio per miglioramenti quando si tratta di benessere degli animali. Pecora e agnello soffrono di una separazione che si pratica esclusivamente per guadagnare più latte. Purtroppo, questo è consentito anche in agricoltura biologica.  

Ma non c’è solo la crudeltà di separare pecore e agnelli, si parla anche della barbara pratica del taglio della coda che alcuni produttori utilizzano negli allevamenti con l’aiuto di un anello di gomma che, stretto forte intorno alla coda degli ovini, ne elimina gran parte. La motivazione di questa crudeltà è evitare parassitosi, vista la vicinanza della coda con la zona anale.

Nonostante la pratica sia vietata in agricoltura biologica, è stata poi comunque consentita da un’esenzione e, secondo le informazioni apprese tramite i questionari da Öko-Test, è comune negli allevamenti di quattro marchi biologici e tre marchi convenzionali.

Per quanto riguarda invece il prezzo del latte e le condizioni contrattuali, un numero elevato di aziende non vuole mostrare le proprie carte, anche se sottolinea in anticipo che lavora in partnership e in modo equo con gli allevatori di pecore.

Scrive Öko-Test:

I prezzi per il latte convenzionale e biologico sono sorprendentemente vicini: per i prodotti convenzionali, il prezzo attualmente indicato è tra 85 centesimi e 1,15 euro, per il latte biologico tra 1,05 e 1,15 euro. Due fornitori biologici pagano un po’ di più con 1,25 e 1,28 euro. Periodi contrattuali più lunghi sono importanti per una partnership equa. Solo quattro aziende biologiche e una convenzionale hanno contratti di oltre un anno. Spaventosamente poco, perché gli agricoltori hanno bisogno di una pianificazione sicura per garantire il loro sostentamento e per investire nel futuro delle loro aziende agricole.

Nel complesso però, scrive la rivista tedesca,  l’allevamento ovino da latte in Grecia si svolge in condizioni relativamente buone. Le strutture originali su piccola scala in agricoltura in molti casi avvantaggiano anche gli animali. Le dimensioni del gregge sono spesso gestibili, gli animali hanno molto spazio per pascolare. Tuttavia, i prezzi che gli agricoltori ottengono per il loro latte sono più che modesti.

La classifica in questo caso ci interessa poco, dato che si tratta principalmente di prodotti tedeschi ma vi segnaliamo che la Feta Bio Lidl ha ottenuto un buon punteggio.

test feta lidl

@Öko-Test

Ci auguriamo che presto un test simile venga fatto anche su prodotti venduti in Italia, dato che nel nostro paese si fa un certo consumo di feta e formaggi di pecora similari.

Fonte: Öko-Test

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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