Derivati del pomodoro: scatta l’obbligo dell'origine in etichetta

Etichette pomodori

Derivati del pomodoro: scatta l’obbligo di indicarne l’origine in etichetta. Conserve, concentrati, sughi e salse composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro dovranno riportare sulla confezione una chiara dicitura. In questo modo, i prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia saranno riconoscibili sugli scaffali da una etichetta certa.

Massima trasparenza, dunque, e se le fasi di lavorazione avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate “a seconda della provenienza, le diciture: Paesi Ue, Paesi non Ue, Paesi Ue e non Ue”. In più, “le indicazioni sull’origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili”.

Il provvedimento introduce la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per la pasta e per il riso valida fino al 31 marzo 2020.

Ricapitolando, le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere d’ora in poi obbligatoriamente riportate in etichetta le seguenti diciture:

  • Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato
  • Paese di trasformazione del pomodoro: nome del Paese in cui il pomodoro è stato trasformato

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Per consentire lo smaltimento delle scorte – dicono da Coldiretti – i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercati sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta.

Un provvedimento a favore del consumatore? Assolutamente sì e ne è certa Coldiretti, sicura che si tratti di una misura necessaria dopo che dall’estero sono arrivati nel 2018 il 15% di derivati di pomodoro in più rispetto allo scorso anno fotografando una vera e propria "invasione straniera" di ben 86 milioni di chili provenienti da Stati Uniti, Spagna e Cina.

Un’innovazione questa molto importante ma che potrà terminare anche prima del 31 dicembre 2020 se nel frattempo la Commissione europea emanerà un suo provvedimento in materia, come previsto dal regolamento europeo 1169/2011 sull’origine dell’ingrediente primario. Intanto però, l'etichetta anche sulle confezioni dei derivati del pomodoro è pur sempre un argine alle speculazioni che la nostra industria ha subito e serve a garantire al consumatore la massima trasparenza.

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Germana Carillo

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