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Scatta l'obbligo di indicazione sull'etichetta dell'origine della materia prima per il riso e la pasta deciso dal governo italiano con un decreto appena entrato in vigore. Ma in estate, un regolamento europeo direttamente applicabile a tutti gli Stati, potrebbe cambiare nuovamente le cose, con ogni probabilità basterà indicare, su base volontaria, se l’ingrediente primario ha un’origine diversa da quella del prodotto finito.

Le etichette quindi cambieranno di nuovo, ma nel frattempo l’Italia adotta i decreti firmati dai ministri Martina e Calenda che permettono di far conoscere al consumatore il luogo di coltivazione e macinazione del grano e del riso.
Secondo il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali la sperimentazione è prevista per due anni e ha come obiettivo quello di proteggere il made in Italy.

"La trasparenza deve essere una battaglia comune da condurre con tutta la filiera anche in Europa. Non c'è dubbio che l'iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo 4 anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull'etichettatura", spiega Martina.

E aggiunge:

"Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri Paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles".

Il nuovo decreto è stato salutato positivamente dalla Coldiretti che sottolinea come l’obbligo di etichetta “metta fine all'inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta".

Meno contenti alcuni produttori che avevano chiesto al Tar del Lazio di sospendere interministeriale relativo all'obbligo di indicare l'origine.

Alcune marche hanno già modificato le proprie etichette, da qualche giorno sulle confezioni Barilla si legge ad esempio “Paese di coltivazione del grano: Italia e altri Paesi Ue e non UE” o usa ancora un intero lato per spiegare da dove viene il grano. L'obbligo per tutti ricordiamolo è fissato il 16 febbraio. 

Ma il consumatore si sarà accorto di questo cambiamento? Quello più attento e consapevole di certo si, anche se non possiamo neanche risalta ad esempio di più la dicitura: Grano italiano al 100% che spesso troviamo in bella vista accanto alla marca del prodotto. 

Riso e pasta: come cambiano le etichette

Ecco le indicazioni del Ministero delle Politiche agricole che spiegano cosa cambierà sulle etichette.

COSA PREVEDE IL DECRETO GRANO/PASTA

Il decreto grano/pasta prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

 COSA PREVEDE IL DECRETO GRANO/RISO

Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:
a) "Paese di coltivazione del riso"
b) "Paese di lavorazione"
c) "Paese di confezionamento

Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura "Origine del riso: Italia".
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA

Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

Sulle etichette potrebbero interessarvi:

Come detto, i decreti restano in vigore fino alla piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati. 

Dominella Trunfio

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