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Parco Appio riparte dal riciclo: banchi e sedie dismessi dalle scuole diventano tavolini per l’aperitivo più green di Roma

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Uno dei parchi più antichi e belli di Roma, fulcro della movida estiva della Capitale prima della pandemia, riapre la stagione puntando sul riciclo. Un polmone verde prima noto come Parco Egeria, ma dal 2017 chiamato Parco Appio, che negli anni ha rappresentato un punto di incontro culturale e conviviale, sta diventando un esempio di attenzione all’ambiente fin dai minimi dettagli. I tavoli e le sedie per l’aperitivo e le cene, infatti, sono i banchi delle scuole non più utilizzati, così come molti altri arredi.

Sostituiti da quelli a rotelle e dai monoposto, i banchi di molte scuole romane e italiane in generale erano diventati un rifiuto scomodo, ingombrante. Il Parco invece li ha adottati da una parte risparmiando, dall’altra riutilizzando oggetti perfettamente funzionanti e che invece sarebbero stati, con molta probabilità e nel tempo, finiti nelle discariche.

Ogni estate il parco antistante la fonte Egeria si trasforma in un ritrovo open air dove rilassarsi con cibo di qualità, birre artigianali e musica ma senza dimenticare la sostenibilità.  Già lo scorso anno, l’iniziativa aveva riscosso successo ma anche per l’estate 2021 il parco ha aperto le porte a romani e turisti puntando tutto sul riciclo.

Il parco… del riciclo

L’arredamento infatti è frutto integrale del recupero e riciclo: i container che ospitano bar, ristoranti e bagni sono stati acquisiti da proprietà precedenti, talvolta in condizioni deteriorate, e completamente rimessi a nuovo. Gran parte dei tavoli e delle sedie invece proviene da forniture prima usate nell’edilizia pubblica e privata: i banchi e le sedie non più usati nelle scuole e negli uffici sono stati adottati dal Parco. Mobili, tavoli, sedie, arredi destinati a essere gettati ma che sono tornati a nuova vita.

Altri arredi sono stati ricavati da bobine industriali per cavi elettrici, o da palanche e ferri da cantiere. Le staccionate e i divanetti del Parco Appio sono stati ricavati da pallet in disuso, i sostegni per le palizzate da vecchi bidoni dell’olio, le pedane che sostengono strutture e aree attrezzate dal “dismembramento” di quella che era la pista da ballo centrale, e più in generale da ferro e legno completamente di recupero. 

La volontà di sposare a un progetto di intrattenimento e ristorazione un prerequisito di sostenibilità ecologica si riflette, oltre che nelle soluzioni raccontate sopra, anche attraverso la scelta di optare per l’arredamento e le strutture di elementi interamente di recupero e riciclo, spiega il team che lo gestisce.

Se verde deve essere, che lo sia fino in fondo, sembra essere il mantra che la nuova gestione del Parco Appio sembra ripetersi. La scelta di puntare tutto sul riciclo, anche talvolta a scapito dell’effetto estetico generale,

è dovuta alla consapevolezza che evitare gli sprechi, estendere il più possibile il ciclo vitale di oggetti e materiali, limitando l’impronta ecologica che si imprime sia ormai un aspetto imprescindibile per qualsiasi attività.

Lo è ancora di più per quelle, come il Parco Appio, che puntano a realizzare un miglioramento della qualità di vita delle persone che lo visitano.

È per questo motivo che gli spazi del Parco sono passati, in quattro anni, dall’ospitare serate da balera e anonime sagre alimentari a diventare quartier generale di un polo consolidato di attrattiva gastronomica e culturale nel cuore verde di Roma. Il cambiamento delle ambizioni in gioco, commisurato a una crescente fiducia nelle potenzialità del luogo, è stato accompagnato da un aumentato senso di coscienza di ciò che bisognasse fare per supportare la crescita del Parco e portarlo a compiere finitamente il suo ruolo di centro propulsore per il quartiere e il Municipio in cui risiede.

Una bellissima iniziativa che, ne siamo certi, verrà apprezzata dai cittadini.

Fonti di riferimento: Parco Appio

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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