Occhiali, scarpe e orologi dalle bucce di banana, così Kuori vuole sostituire la plastica (anche delle stampanti 3D)

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KUORI della designer Sarah Harbarth è un materiale biodegradabile versatile che può essere utilizzato per realizzare montature di occhiali, suole di scarpe, cinture di orologi e perfino stampare in 3d.

La designer svizzera Sarah Harbarth, da sempre preoccupata alle tematiche ambientali, ha visto del potenziale nelle bucce di banana e le ha trasformate in KUORI, un materiale sostenibile all’insegna dell’economia circolare, che vuole combattere gli sprechi usando gli scarti alimentari per offrire una nuova alternativa capace di contrastare l’eccessivo sfruttamento dell’ambiente e delle sue risorse. (leggi anche: A 16 anni inventa la bioplastica fatta con le bucce di banana)

“Poiché la banana è così parte della nostra vita quotidiana, spesso ci dimentichiamo che la importiamo ancora da regioni lontane e che questo richiede molta energia. 1/3 della banana è costituito dalla buccia. Mi sono posta la domanda, perché allora non utilizzarla tutta?”, ci racconta Sarah in un’intervista.

La versatilità delle bucce di banana

Così è riuscita a creare quattro diversi prodotti, completamente compostabili e realizzati con le bucce di banana. Il primo è stato un filamento per le stampanti 3D con il quale si può creare tutto ciò che si desidera. Il prodotto ha perfino una maggiore stabilità rispetto al normale PLA, materiale solitamente utilizzato per questo tipo di stampe.

©KUORI | Sarah Harbarth

Con KUORI, si possono produrre anche suole per scarpe sostenibili, risolvendo il problema delle microplastiche che si staccano quando si cammina per strada. Sostituendo la plastica utilizzata solitamente con le bucce di banana, non solo non si altera il terreno su cui si cammina, ma si potrebbe addirittura nutrirlo.

©KUORI | Sarah Harbarth

Di fronte alla pratica dannosa e crudele di produrre articoli sfruttando gli animali, sempre sfruttando le bucce di banana, la designer ha progettato anche un’alternativa alla pelle sostenibile, vegana e riciclabile. Per mostrare le qualità di questo prodotto ha creato cinturini per orologio, ma la sua invenzione può essere tranquillamente sfruttata in diversi articoli, per una moda cruelty free.

©KUORI | Sarah Harbarth

Infine, per guardare la bellezza del mondo con un approccio sostenibile puntando sempre ad un consumo critico, la designer svizzera ha realizzato anche delle bellissime montature per occhiali fatte 100% con le bucce di banana. 

©KUORI | Sarah Harbarth

“Le aree di applicazione possono essere ancora più diversificate di queste. Un settore che non ho trattato è il design degli imballaggi o il design dei tessuti, ad esempio”, dichiara Sarah sottolineando le molteplici soluzioni che possiamo avere con le bucce di banana.

L’idea è nata durante uno scambio presso l’Università delle Arti di Berlino. Il corso riguardava “l’apparentemente impossibile”: inventare nuovi materiali. La designer decise così di riutilizzare i rifiuti organici per produrre un prodotto completamente naturale, e scelse la banana in particolare per il lungo viaggio che fa per arrivare alle nostre tavole e a cui dovremmo fare maggiore attenzione.

Per il momento KUORI non è ancora commercializzato, Harbarth è alla ricerca di finanziamenti per avviare un progetto di ricerca e sviluppo. Nelle prossime settimane sarà attivo un sito web dove si potranno effettuare delle donazioni che permetteranno a questa grande idea verde e innovativa di crescere, mettendo in moto l’economia circolare.

©KUORI | Sarah Harbarth

La banana è uno dei frutti più popolari al mondo e il suo consumo aumenta ogni anno. Secondo i dati della FAO, la sua produzione mondiale è passata da 69 milioni di tonnellate nel 2000 – 2002 a 116 milioni di tonnellate nel 2017 – 2019. Ma cosa succede a tutte le bucce di banana che buttiamo via dopo averle mangiate? Con KUORI questo scarto viene trasformato in risorsa, per il bene di tutti, per il  bene della Terra.

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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