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Il baratto torna ad essere "on the road". “Ogni cosa ha un prezzo” rispondeva, un tempo, il mercante cinico che desiderava vendere la propria merce all’acquirente un po’ titubante. I tempi sono cambiati. D’ora in poi potremmo rispondere che “esistono cose che non hanno prezzo”. La citazione è involontaria e descrive un fenomeno reale (e non pubblicitario). Gli economisti lo hanno inquadrato sotto il nome di “economia del dono” per distinguerlo dal classico sistema economico basato sul denaro, i cittadini lo accolgono con compiaciuto stupore. Perché l’idea di scambiarsi beni per il puro piacere di farlo non è cosa avulsa dalla cultura dell’uomo.

Ma i doni coinvolgono generalmente parenti, amici o persone amate. Cosa succede quando a donarsi qualcosa sono due sconosciuti? Gli swap party hanno conquistato le fashion victim alle prese con armadi troppo pieni, i mercatini del baratto hanno riempito le piazze facendo svuotare credenze e cantine. E ora sta per invadere le strade il “juke box” dei rifiuti.

Il Givebox di Berlino

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Da qualche mese, a Berlino, può succedere di incappare in una scatola con la forma di una cabina telefonica sulla cui estremità sta scritto “Givebox. sharing is caring. Deriva dall’idea di due giovani berlinesi che un giorno hanno deciso di mettere insieme tutti gli oggetti in buono stato che non volevano più e di offrirli ai passanti in cambio di qualcosa che loro stessi avrebbero portato. Non un cassonetto all’aria aperta ma una sorta di temporary shop alternativo in cui dare un’ occhiata, scandagliare la merce e, nel caso, prendere ciò che piace. In cambio di qualcos’altro. Detersivi, biscotti, latte di vernice, teiere, piante in vaso, magliette… Ogni giorno la merce esposta cambia. Alcuni passano anche solo per vedere cosa c’è. Come si farebbe di fronte a una vetrina.

Ciò che stupisce è la qualità degli oggetti. Nessuno sembra abusare dell’idea per trasformarla in una discarica. E questo alimenta la curiosità e il passaparola. Attraverso Facebook, il Givebox si è fatto conoscere, tanto che in occasione dell’unico atto vandalico registrato, è bastata una comunicazione sul social network per vedere un gruzzolo di persone scendere in strada e aggiustare quanto era stato distrutto, mentre una signora lavava gli abiti che erano stati gettati a terra.

Dai fan del Givebox berlinese sono nate postazioni a Düsseldorf, Francoforte, Amburgo, Colonia e Vienna con la prospettiva di allargare l’idea anche ad altre città.

Rifiuto con Affetto

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Nessuno scoramento per coloro che pensano che le iniziative migliori siano realizzate solo all’estero. Da qualche tempo in Italia esiste RCA acronimo che sta per Rifiuto Con Affetto: una scatola gialla grande come un tavolino con una vetrina a scorrimento all’interno della quale trovare scarpe, ombrelli, abiti, vecchie radio e ferri da stiro in buono stato. Da scambiare, ovviamente. È nata dall’iniziativa di Roberta Bruzzechesse, Maddalena Vantaggi e Maria Zanchi, tre giovani artiste, e dalla loro voglia di cambiare un atteggiamento fastidioso: quello che consente di gettare nella spazzatura oggetti ancora utilizzabili. Dapprima hanno ideato una sorta di installazione temporanea e poi ne hanno fatto una piccola idea imprenditoriale.

Rifiuto Con Affetto può essere installato in tutti i luoghi di ritrovo (dalle scuole alle biblioteche), ed è auto sostenibile poiché prevede che sia la collettività stessa a prendersi cura dell’oggetto e ad averne la responsabilità. Bergamo, Gubbio, Matelica, Macerata, Ravenna, Rovereto, Mestre e Venezia hanno aderito fino a oggi alla sfida inserendo RCA in scuole, biblioteche, uffici comunali e piazze.

Due progetti che in entrambi i casi sfidano le convenzioni della convivenza sociale e le anarchie dello spazio pubblico, imponendo con la propria presenza nuovi comportamenti, infiltrandosi nei meandri d’insoddisfazione che l’era del denaro ha creato e lasciando sperare che la società sia pienamente capace di cambiare.

Pamela Pelatelli

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