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Nargis Latif vive in Pakistan e da anni con la sua ong Gul Bahao costruisce case e mobili dal riciclo dei rifiuti industriali. L’obiettivo è da un lato ambientale, di fatto Karachi è un villaggio sommerso dalla spazzatura, dall’altro sociale perché grazie alla sua idea, moltissime persone povere hanno un tetto sotto cui dormire.

"In Pakistan ci sono oltre 5 mila fabbriche che producono ogni giorno tonnellate e tonnellate di materiale di scarto. Il mio progetto non ha il solo scopo di ripulire l’ambiente dalla spazzatura ma quello di ridurne la produzione, di riciclare e soprattutto di impedire che essa venga bruciata, una pratica sbagliata molto utilizzata qui", dice Latif.

Partendo dal presupposto che Karachi doveva essere ripulita e non era possibile continuare a inquinare in questo modo barbaro, la donna ha maturato la sua idea, già vista in altri contesti e in villaggi poverissimi.

"Fin dalla mia infanzia, ho sempre voluto diventare uno scienziato, il mio desiderio più grande era quello di creare qualcosa di innovativo che potesse aiutare l’umanità a stare meglio", aggiunge.

Grazie a una raccolta fondi durata anni, Latif è riuscita a realizzare il suo sogno.

"Non è stato facile. Ho dovuto chiedere prestiti e perfino mendicare, ma per questo risultato ne è valsa la pena".

 

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La sua ong realizza alloggi a basso costo per i poveri utilizzando i blocchi di rifiuti.
 
"Ho parlato con centinaia di Kabarias (rigattieri) per portarmi carta, cartone, sacchetti, plastica, vetro e metallo. Ho offerto loro del denaro e qualcosa nella mentalità del villaggio è cambiata. Prima si era interessati a comprare solo vecchi elettrodomestici", spiega la donna.


Partendo dai rifiuti oggi realizza ogni tipo di oggetto perfino degli servizi igienici ecosostenibili; dopo il terremoto del 2005 che ha colpito alcune zone del Pakistan, la sua organizzazione non governativa ha contribuito alla ricostruzione, mettendo su oltre 150 alloggi con questa tecnica, in particolare nel quartiere Tharparkar, dove le persone soffrono la povertà.

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Oggi Latif ha 60 anni, ma nonostante il suo impegno nel promuovere azioni più sostenibili per il nostro Pianeta la strada da fare è ancora lunga, soprattutto a causa del problema fondi. Delle 70 persone che lavoravano con lei, ne sono rimaste solo 7, al contrario i rifiuti non sono diminuiti e questo significa che, se ci fosse il denaro sufficiente, si potrebbe continuare a costruire e riciclare.

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Infine, c’è una questione culturale da abbattere.

"La gente, nonostante sia poverissima, a volte dice che non vuole vivere in una casa di spazzatura o sedersi tra i rifiuti. Ma quello che non viene capito è che questo è materiale riciclato non spazzatura. È difficile cambiare questa mentalità".

Nonostante le difficoltà, Latif non molla, perché per una giusta causa vale la pena lottare tutta la vita.

Dominella Trunfio

Fonte e foto

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