riciclo preistoria

I nostri antenati di Neandertal praticavano già il riciclo. Arriva una nuova conferma da uno studio, presentato di recente nel corso di una conferenza di quattro giorni tenutasi presso l'Università di Tel Aviv. Alla ricerca ha partecipato anche Giovanni Boschian, docente di Antropologia dell'Università di Pisa.

Secondo quanto emerso dalle nuove indagine, già 300mila anni fa i nostri antenati praticavano quotidinamente il riutilizzo degli strumenti danneggiati o precedentemente scartati. A differenza degli attuali abitanti della Terra, per i quali molto spesso il riciclo e il riuso sono pratiche lontane.

Abbiamo indizi che già 300.000 anni fa l'uomo di Neandertal avesse la consuetudine di riutilizzare utensili precedentemente scartatispiega Boschian – Gli uomini davano a questi oggetti una nuova forma e un nuovo impiego, per questo possono essere considerati gli iniziatori della pratica del riciclaggio”.

Sebbene il riciclo e il riuso ultimamente siano tornati alla ribalta, complice anche la crisi economica e la riduzione dei consumi, sono ancora tanti i rifiuti prodotti, la cui quantità potrebbe essere ridotta,

Il professor Boschian ha condotto le sue ricerche a Castel di Guido, un sito archeologico a due passi da Roma, risalente a circa 320-270.000 anni fa. Qui sono stati trovati numerosi attrezzi, detti bifacciali per la loro forma, non solo in pietra, ma anche in osso di elefante. Il sito, infatti, era ricco di pozze d'acqua usate come abbeveratoi naturali da elefanti e altre specie (incluso l'uomo),

“Dallo studio di questi oggetti si scopre che a Castel di Guido essi venivano spesso riutilizzati a distanza di tempo, o che una volta rotti erano riciclati per altri scopi”, spiega l'esperto.

riciclo nendertal1

Più che stupore la notizia dovrebbe far provare un po' di vergogna, visto che l'uomo di Neandertal che di certo non aveva la stessa intelligenza di quello attuale, aveva già capito che riciclare era un'abitudine utilissima.

Il riciclo vero e proprio è inteso come uso per scopi completamente nuovi di oggetti scartati dopo una precedente utilizzazione – specifica Boschian – Ciò comporta ripensare e riprogettare il nuovo uso e in certi casi modificare la forma iniziale dell'oggetto, con un'operazione che implica attitudini mentali avanzate, in particolare la capacità di previsione e la progettualità, ravvisabili in alcune tecniche di lavorazione che sembrano esser state mirate a ottenere oggetti che in futuro potessero essere riutilizzati”.

300mila anni fa l'uomo l'aveva già capito. E oggi?

Francesca Mancuso

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