Vittoria di Greenpeace: Timberland, Geox e Nike impegnate per l’Amazzonia

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Timberland, Geox e Nike si sono assunti l’impegno concreto di proteggere il Polmone del Mondo. In una settimana, i tre grandi marchi internazionali di scarpe hanno annunciato una nuova politica di acquisti della pelle bovina. Complimenti a Greenpeace che, con il suo impegno fatto di ricerche, inchieste e blitz di denuncia come quello della scarpa che respira a Milano, ha ottenuto un grande risultato.

Nessun capo proverrà da allevamenti illegali coinvolti nel fenomeno della deforestazione. Dopo il lancio di “Amazzonia che Macello“, l’inchiesta di Greenpeace realizzata grazie a tre anni di indagini sottocopertura e presentata al mondo due mesi fa, colossi della pelle e della carne brasiliani come Bertin, JBS e Marfirg hanno dovuto fare i conti con dati e denunce.

Per fermare i fenomeni della deforestazione, del lavoro schiavile e dell’occupazione di territori indigeni in Amazzonia, le tre aziende hanno chiesto ai propri fornitori di impegnarsi in una moratoria sui fenomeni di nuova deforestazione.

La filiera produttiva della pelle dovrà essere certificata. Timberland, Geox e Nike acquisteranno solo da allevamenti che non minacciano il Bioma Amazzonico.

Nello specifico Geox attiverà strumenti contrattuali di verifica per eliminare il fenomeno denunciato da Greenpeace, Nike chiederà un impegno/obbligo ai suoi fornitori sulla provenienza della pelle e Timberland che già aveva tentato di riscattarsi con la sua nuova linea di scarpe Earthkeepers 2.0 concorderà la politica di acquisto con Greenpeace.

Per l’insperato risultato della scorsa settimana ottenuto con Geox e Nike, le parole di Chiara Campione – Responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia – erano state queste: “Siamo molto soddisfatti dell’impegno assunto da Geox e Nike che dimostra come anche le altre grandi multinazionali, che producono e vendono scarpe sportive in tutto il mondo, possono e devono agire immediatamente. Se ora anche Timberland, Adidas o Reebok si assumeranno la responsabilità degli effetti che le proprie politiche di acquisto producono, avremo fatto qualcosa di concreto per combattere la deforestazione e il cambiamento climatico”.

Auspicio che oggi è diventato realtà con l’impegno preso da Timberland che si aggiunge alla lista dei marchi virtuosi.

Ogni 18 secondi 1 ettaro di foresta vergine viene distrutto dagli allevamenti illegali. In questo fenomeno l’Italia gioca un ruolo determinante.

“Siamo i primi importatori, in termini di valore, di pelle brasiliana al mondo. ricorda Chiara Campione. Il fenomeno più difficile da contrastare è prodotto dagli allevamenti e dai macelli illegali che spediscono le pelli bovine ad aziende trasformatrici fuori dalla regione che potrebbero essere rivendute a nomi come Timberland, Geox e Nike.

Ecco perché anche le multinazionali della carne e della pelle devono bloccare i propri acquisti dall’interno del bioma amazzonico.

“È molto importante che oltre ai produttori di scarpe o divani l’impegno per un’immediata moratoria arrivi anche dal settore conciario e da aziende leader come il Gruppo Mastrotto, che ora ha avviato un dialogo con noi, e Rino Mastrotto Group, che invece fa orecchie da mercante alle nostre richieste.”

Speriamo che, come per Timberland, anche questi auspici si concretizzino a breve.

Serena Bianchi

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