Sostanze chimiche pericolose in giacche e abbigliamento outdoor. Sotto accusa anche Patagonia e North Face

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L’abbigliamento outdoor è sicuro? Ci riferiamo in particolare a giacche e pantaloni impermeabili destinati a donne e bambini con la passione degli sport e delle camminate all’aria aperta. Greenpeace ha deciso di sottoporre a test specifici i capi d’abbigliamento prodotti da 14 marchi noti, in modo da verificare la sicurezza della composizione dei loro tessuti.

Le analisi sugli abiti sono state condotte in Germania, da parte di laboratori indipendenti. I risultati ottenuti in merito sono stati raccolti in un dossier reso pubblico da parte di Greenpeace Germany nella giornata di ieri. I problemi riscontrati sugli abiti analizzati riguardano la presenza di composti perfluorinati (PFC), utilizzati nel campo dell’abbigliamento per la realizzazione di tessuti impermeabili, date le loro caratteristiche di idrorepellenza.

I composti perfluorinati vengono inoltre utilizzati per la realizzazione di rivestimenti antiaderenti in teflon e nella composizione di schiume ignifughe. La loro possibile presenza nei capi d’abbigliamento impermeabili aveva destato l’attenzione di Greenpeace già da tempo. La prima azienda ad essere stata posta nel mirino per l’utilizzo di PFC fu H&M, che a settembre 2012 ha annunciato la loro messa al bando e la loro sostituzione con sostanze sostenibili e più sicure.

Le analisi di laboratorio condotte in Germania riguardano 14 marchi di abbigliamento in vendita in tutto il mondo, tra cui troviamo Jack Wolfskin, The North Face, Patagonia, Kaikkialla e Marmot, nei cui capi di abbigliamento outdoor per donne e bambini sono state individuate elevate quantità di acido perfluoroottanoico (PFOA), considerato tossico. Nelle giacche prodotte dai marchi Mammut e Vaude sono state individuate concentrazioni elevate di sostanze chimiche che possono dare origine a PFOA.

Gli abiti da indossare durante gli sport all’aria aperta vengono pubblicizzati utilizzando immagini che richiamano alla natura, ma la realtà è che per la loro produzione vengono utilizzate sostanze pericolose che ora possono essere individuate nell’ambiente e nel sangue di degli individui in tutto il mondo, come ha spiegato Manfred Santen, esperto di Greenpeace Germany.

outdoor clothing greenpeace

Greenpeace chiede a tutte le case di abbigliamento di eliminare dal proprio ciclo produttivo l’utilizzo di sostanze pericolose e inquinanti come i PFC e di sostituirle con componenti più rispettosi dell’ambiente. L’associazione ambientalista chiede inoltre che i PFC vengano sottoposti a test secondo le regole dettate da parte dell’Unione Europea per quanto riguarda le sostanze chimiche.

I composti sotto accusa difficilmente si dissolvono nell’ambiente e sono in grado di contaminare acque e alimenti, entrando di conseguenza in circolo nel nostro organismo. Studi recenti hanno collegato l’esposizione ai PFOA a problemi di salute legati a fertilità, tiroide e sistema immunitario, come evidenziato da parte di Greenpeace nel dossier dedicato alle sostanze chimiche utilizzate per la produzione di capi d’abbigliamento outdoor, “Chemistry for any weather”, che può essere scaricato a questo indirizzo.

Marta Albè

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Life Coach, insegnante di Yoga e meditazione. Autrice del libro “La mia casa ecopulita” edito da Gribaudo - Feltrinelli editore.
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