Anche Prada e Calzedonia riconvertiranno la produzione per realizzare mascherine mediche

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Servono mascherine, servono come il pane. Da quando è cominciata l’emergenza coronavirus, la domanda di mascherine è aumentata in modo esponenziale ovunque. E se in un primo momento il dispositivo è stato facile preda di speculazioni, ora in tanti hanno più o meno capito (si spera) quando e come effettivamente va utilizzato. Ma la loro scarsità sul mercato rischia comunque di lasciare scoperte ancora parecchie categorie, a partire da chi ne ha effettivamente bisogno.

È così che ormai da qualunque parte, sarte con una piccola impresa in proprio o grandi Case editrici, si fa a gara a chi produce più mascherine. Non sono prodotti chirurgici, ovvio, ma il più delle volte “semplici” schermi protettivi monouso che svolgono il loro fondamentale ruolo: farci sentire un minimo sicuri.

Gli ultimi sono i casi di Calzedonia e di Prada, in una autentica corsa solidale della moda ad aiutare concretamente chi è in prima linea.

Calzedonia ha infatti deciso di riconvertire alcuni dei propri stabilimenti alla produzione di mascherine e camici. Dall’inizio dell’emergenza, il gruppo tessile veronese ha dapprima chiuso tutti i punti vendita delle zone rosse e poi quelli di tutta Italia, anticipando i decreti del governo.

Ora, due stabilimenti – quello di Avio, in provincia di Trento, quello di Gissi, a Chieti, e quelli in Croazia, sono riconvertiti alla produzione di mascherine, si mira ad almeno 10.000 mila al giorno, e di camici per il personale sanitario. Una conversione resa possibile sia grazie all’acquisto di macchinari speciali per la creazione di una linea semi-automatica, sia formando le cucitrici al nuovo tipo di produzione.

Anche Prada si è attivata a sostegno della richiesta di aiuto della Regione Toscana. Qui, la casa d’alta moda consegnerà 80.000 camici e 110.000 mascherine. Tutte realizzate in tempi record (considerate che l’azienda ha avviato la produzione il 18 marzo) sono da destinare al personale sanitario e realizzate presso l’unico stabilimento del Gruppo – Prada Montone (Perugia) – rimasto operativo a questo scopo e da una rete di fornitori esterni sul territorio italiano. Il piano prevede consegne giornaliere che saranno ultimate in data 6 aprile.

E allora, forza, se ognuno fa la sua parte – come ci insegna il colibrì -, usciremo presto da questa brutta storia!

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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