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Morti folgorati almeno 28 operai tessili in una fabbrica clandestina in Marocco. Ma queste vittime non fanno notizia

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Almeno 28 persone sono morte folgorate in una fabbrica tessibile clandestina di Tangeri, nel quartiere Branes II. Il laboratorio, nel quale vi lavoravano 40 operai, era stato allestito nel seminterrato di una casa privata, che si è allagato a causa dell’alluvione dello scorso lunedì, provocando la folgorazione dei lavoratori, in prevalenza donne. Non sappiamo cosa stessero producendo e per quali marchi, ma sicuramente il Marocco è l’ultima frontiera della moda prodotta sottocosto sulle spalle delle operaie e degli operai e queste sono le condizioni in cui lavorano per produrre i nostri vestiti.

La notizia del dramma ha suscitato un’ondata di indignazione in Marocco. Per far luce sulle cause e sulle responsabilità dell’incidente le autorità locali hanno aperto un’indagine, ma è già chiaro che la fabbrica illegale non rispettasse gli standard minimi di sicurezza.

Ma questa, purtroppo, è soltanto l’ennesima tragedia di questo tipo che segna il Paese e, soprattutto, che poteva essere evitata. Il settore tessile rappresenta la prima fonte di occupazione nel Paese, ma la maggior parte degli operai è costretta a lavorare nei bassifondi delle città e in spazi angusti.

Secondo uno studio pubblicato nel 2018 dalla Confederazione generale delle imprese del Marocco (CGEM), oltre la metà degli operai tessili lavora in nero, in condizioni inaccettabili e percepisce un salario che nella maggior parte dei casi è inferiore a quello minimo legale, pari a 250 euro.  

E nei periodi di forti piogge, come quelle che si sono verificate negli ultimi giorni, la situazione si complica per chi lavora nei seminterrati. Infatti, in Marocco, a causa della mancanza di un adeguato sistema di drenaggio urbano, le alluvioni mietono spesso vittime. E spesso perdere la vita sono soprattutto i cittadini più poveri, costretti a lavorare e a vivere in luoghi non sicuri come le fabbriche clandestine improvvisate in tristi seminterrati.

Ma queste vittime non fanno notizia.

Fonte: El País/Le Figaro/Twitter

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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