Dimentica la lana, presto realizzeremo maglioni 100% vegetali e cruelty free con questa “erbaccia”

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Ha tutte le caratteristiche della lana, ma è al 100% di origine vegetale.

All’elenco delle varie piante utilizzate dall’industria tessile che comprende, tra le altre, cotone, lino e canapa, oggi si aggiungono delle speciali erbacce, da cui è possibile ottenere un filato simile alla lana, ma ovviamente del tutto vegetale.

Si tratta di erbe spontanee appartenenti al genere Calotropis, della famiglia delle Apocynaceae, piante originarie dell’Asia meridionale e del Nord Africa che non necessitano di particolari cure per crescere: sono infatti piante spontanee rustiche, con esigenze minime e che richiedono poca acqua.

Ciò che rende queste erbacce adatte a produrre filati, è il fatto che le fibre dei baccelli e dello stelo siano internamente cave, struttura molto simile a quella delle fibre di lana Alpaca.

Questa caratteristica fa sì che le piante di Calotropis possano essere sfruttate per realizzare filati che riproducono la lana, ed è stata sfruttata da un’azienda indiana proprio per ottenere tessuti vegetali con proprietà paragonabili alla lana.

Faborg ha infatti ideato un nuovo filato, Vegan Wool, prodotto dalla lavorazione delle fibre di queste erbacce e che punta a sostituire la lana per realizzare maglioni, abbigliamento sportivo, tappezzerie e tessuti per la casa.

Oltre a essere cruelty-free, la “lana” vegana è anche sostenibile dal punto di vista ambientale. Produrre un chilo di filato Vegan Wool consente ad esempio di risparmiare 9000 litri di acqua rispetto al cotone.
Inoltre, la coltivazione di Calotropis migliora le condizioni del terreno e l’estrazione della fibra da queste piante consente di ottenere prodotti secondari utilizzabili per creare insetticidi e fertilizzanti naturali.

Il filato ottenuto da queste piante è molto versatile poiché è composto da fibre con caratteristiche diverse: le fibre morbide, leggere e brillanti del baccello di Calotropis conferiscono a Veganwool un aspetto aspetto paragonabile a quello del cashemire, mentre quelle dello stelo – molto robuste – offrono resistenza al tessuto.
I tessuti ottenuti dalle fibre del baccello sono quindi adatti per realizzare abiti invernali o per la mezza stagione, nonché capi di abbigliamento sportivo, mentre i tessuti realizzati dalle fibre dello stelo si prestano alla produzione di tende e tappezzerie con proprietà isolanti, grazie alla capacità delle fibre di assorbire i suoni.

Entrambe le fibre vengono lavorate a mano e il filato è colorato con tinture vegetali, attraverso processi che non producono sostanze inquinanti e grazie ai quali si ottengono tessuti dalle proprietà termoregolatrici e antimicrobiche, in grado di far traspirare la pelle e proteggerla dall’azione dei batteri.

Grazie alle sue caratteristiche, Vegan Wool è particolarmente indicata per le pelli delicate, sensibili e allergiche ed è adatta anche alla pelle dei più piccoli, tanto che sarà sperimentato per la prima volta proprio da un marchio di abbigliamento per bambini.
Infantium Victoria, brand tedesco che nel 2018 ha vinto il Peta Vegan Fashion Award grazie alle sue creazioni cruelty-free, ha infatti annunciato durante il Future Fabrics Expo a Londra, che il nuovo filato sarà utilizzato per la nuova collezione autunno inverno.

Vegan wool è uno dei tanti esempi di come le piante ci offrano di continuo soluzioni per rispondere alle nostre esigenze di tutti i giorni, mettendoci a disposizione cibo, sostanze curative, legname e fibre per realizzare tessuti.
A noi il compito di proteggerle, studiarle e investire per sfruttarne il potenziale, rispettandole.

Fonte di riferimento: Faborg/Infantium Victoria/Hi-tech Chic

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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