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Invece di rivenderle, Nike distrugge le scarpe nuove rese

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Secondo un’inchiesta tedesca, la Nike, invece di rivenderle, ha distrutto le scarpe nuove restituite dai clienti. Alla faccia della sostenibilità e del suo tanto sponsorizzato Move to Zero!

A volte i clienti restituiscono le scarpe nuove appena acquistate dopo essersi resi conto che non erano precisamente quello che cercavano. Forse una taglia sbagliata, forse un colore non più desiderato. Così le riportano in negozio con ancora l’etichetta, supponendo che poi verranno rimesse sullo scaffale per essere acquistate da un altro cliente.

Una supposizione non proprio valida per la Nike. Secondo un’inchiesta di NDR, Die Zeit e della startup di ricerca Flip, il gigante dell’abbigliamento sportivo ha inviato le nuove scarpe non danneggiate per essere riciclate nel suo impianto di riciclaggio, semplicemente perché erano state restituite al marchio. Rimetterle in vendita? Troppo impegnativo a quanto pare.

Localizzatori GPS

I giornalisti hanno utilizzato i localizzatori GPS per capirlo. Dopo aver acquistato un nuovo paio di scarpe da ginnastica Nike – senza mai indossarle ne rovinarle – hanno restituito il prodotto aggiungendo soltanto un piccolo localizzatore GPS e senza lasciare alcuna macchia.

Ci siamo davvero presi cura che queste scarpe non fossero difettose in alcun modo: non avevano un graffio”, ha spiegato il giornalista Christian Salewski, fondatore di Flip.

I tracker hanno mostrato che le scarpe da ginnastica erano state inviate in un centro di riciclaggio a Herenthout, in Belgio, dove le merci vengono triturate, riciclate e trasformate in altri prodotti, contraddicendo l’affermazione della Nike secondo cui “gli articoli non indossati e impeccabili vengono rimessi sugli scaffali per la rivendita”.

Nike sta infrangendo la legge?

Questa potrebbe essere una violazione della legge tedesca sulla gestione del riciclaggio. Infatti secondo la Legge sulla Economia Circolare le merci restituite che sono idonee all’uso non devono essere smaltite o riciclate a meno che non si siano provati tutti i metodi, come la rivendita, per prolungare la durata del prodotto.

Infrangere questa legge potrebbe portare a una multa di € 100.000 per la Nike. Forse a prima vista non molto per il gigante dell’abbigliamento sportivo ma, con i consumatori che prestano sempre più attenzione all’impatto ambientale e sociale dei loro acquisti, vigili nel provare a svelare il greenwashing, questo potrebbe essere un grosso danno per la reputazione del marchio.

Caccia alle sneakers

Inchiesta tedescha "caccia alle sneakers"

©Flip /Facebook

Cosa succede davvero alle nostre vecchie scarpe? È questa la domanda che è servita come punto di partenza per la ricerca congiunta Sneakerjagd, ovvero “caccia alle sneakers” portata avanti dal gruppo di giornalisti tedeschi della NDR, della Die Zeit e della Flip. Per capire cosa accadeva hanno nascosto dei localizzatori GPS in undici paia di scarpe di alcune celebrità e li hanno smaltiti in modi diversi.

L’obiettivo è scoprire cosa succede realmente alle nostre vecchie scarpe quando vengono inserite in sistemi di riciclaggio. Possiamo fidarci delle promesse di sostenibilità dei produttori e dei rivenditori? Qual è l’impatto ambientale del nostro consumo frenetico di scarpe?  Sul sito web www.sneakerjagd.de è possibile seguire il viaggio delle scarpe su una mappa interattiva.

Il fast fashion è un problema enorme. Questo in realtà è noto da anni. Ma non cambia nulla, anzi: se ne produce sempre di più, più velocemente ed in maniera più economica. L’industria della moda ora provoca tanto CO2 quanto i voli internazionali e le crociere messe insieme. Per non parlare del consumo di risorse e della spazzatura che si genera”, rispondono i giornalisti per spiegare le loro motivazioni nel realizzare questo progetto.

Come quasi nessun altro capo di abbigliamento, le sneaker rappresentano la società del fast fashion. Il business delle scarpe da ginnastica è in piena espansione. Ogni anno vengono vendute circa 1,4 miliardi di paia di sneakers, il doppio rispetto al 2012. Le multinazionali realizzano circa 70 miliardi di dollari di vendite, un valore più o meno equivalente al PIL del Lussemburgo.

Cosa dice la Nike?

I giornalisti hanno chiesto spiegazioni alla Nike, ma questa si riferisce solo al loro rapporto di sostenibilità. Alla COP26 però hanno avuto l’opportunità di parlare con Noel Kinder, responsabile della sostenibilità dell’azienda.

Naturalmente, questo non fa parte di ciò che stiamo cercando di fare”, risponde Kinder.

Un portavoce della Nike ammette almeno che i resi “che mostrano segni di possibili danni o di utilizzo” vengono distrutti e riciclati. Facendo riferimento a dei semplici “segni”, l’azienda apre un ampio spazio di interpretazione. Inoltre ha negato che le scarpe nuove e impeccabili siano distrutte, ma vengono rimesse sugli scaffali.

Tuttavia l’ultimo segnale proveniente dai GPS delle scarpe nuove restituite dai giornalisti è arrivato da un’azienda di riciclaggio dei rifiuti. Secondo voi queste scarpe puzzano di greenwashing?

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Fonte: Sneakerjagd / Flip / NDR / Die Zeit / Nike

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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