Zara - Foto di Greenpeace

Anche Zara si "disintossicherà". A seguito delle denunce da parte di Greenpeace rivolte a numerose note case di moda per via dell'impiego di sostanze nocive nei cicli produttivi dei capi di abbigliamento, Zara comunica oggi, venerdì 29 novembre, di aver dichiarato il proprio impegno per eliminare ogni sostanza pericolosa dai proprio prodotti entro il 2020.

Zara è l'ottavo marchio della moda che si impegna ad eliminare le sostanze tossiche dalle proprie linee di produzione dallo inizio della campagna "Detox", lanciata da parte di Greenpeace già nel 2011. La speranza è che altre aziende possano aderire allo stesso tipo di impegno, al fine di rispettare il diritto dei consumatori alla sicurezza di acquistare capi di abbigliamento che non contengano sostanze pericolose per la persona e per l'ambiente.

Zara, che è parte della casa madre Indetex, che comprende inoltre catene di negozi come Pull & Bear, Massimo Dutti, Bershka, Stradivarius e Oysho, ha firmato oggi il proprio impegno, che ha visto Indetex dichiarare la volontà di richiedere a 20 fornitori di rivelare i valori delle emissioni delle sostanze chimiche pericolose a partire da marzo 2013. Si dovranno raggiungere almeno i 100 fornitori entro la fine del prossimo anno.

A coloro che vivono nelle vicinanze delle fabbriche tessili dovrà essere garantito il diritto a ricevere informazioni corrette riguardo agli scarichi di sostanze pericolose nell'ambiente, con particolare riferimento ai coloranti azoici, che liberano tossine cancerogene. Zara dovrà inoltre impegnarsi a eliminare dai propri prodotti sostanze pericolose prioritarie come i fluorocarburi (PFC) e gli alchilfenolestossilati.

"I consumatori hanno il diritto di sapere come e quanto i fiumi sono inquinati dalle sostanze chimiche pericolose presenti nei nostri vestiti. L'impegno di Zara ad agire con più trasparenza è una pietra miliare nella produzione tessile e sarà la chiave di volta per convincere gli altri marchi a impegnarsi verso l'azzeramento delle emissioni di sostanze pericolose entro il 2020" ha commentato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.

L'impegno di Zara riguardo all'eliminazione delle sostanze nocive dalle proprie linee produttive è giunto a soli nove giorni dal lancio del rapporto di Greenpeace "Toxic Threads: The Big Fashion Stitch-Up". Un ruolo importante in proposito è stato probabilmente giocato dall'impatto mediatico della pubblicazione del rapporto e della diffusione delle notizie riguardanti la tossicità della moda, che hanno portato migliaia di persone ad aderire alle campagne presentate sul web, manifestando la propria disapprovazione, e centinaia di consumatori ad organizzare manifestazioni di fronte ai negozi Zara di tutto il mondo.

Tutte le aziende che aderiranno alla campagna di Greenpeace, dovranno impegnarsi entro il 2020 ad azzerare le emissioni di sostanze pericolose e dovranno rivelare alle comunità locali, attraverso i loro fornitori, tutti i dati relativi alle emissioni di sostanze chimiche tossiche dai loro scarichi industriali.

Marta Albè

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