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"Vuoi salvare l'Amazzonia?" Salvati la Pelle". È questa la scritta comparsa nell'enorme pannello fotografico che ha circondato la particolare sfilata di alta moda che ha animato oggi la Piazza Maggiore di Bologna. Ad organizzarla, neanche a dirlo, Greenpeace che, in occasione della Fiera Internazionale "LineaPelle" in corso proprio nella capitale emiliana ha realizzato uno speciale servizio fotografico con 4 top model e una dozzina di attivisti per denunciare "lo stretto legame tra la distruzione dell'Amazzonia e i prodotti in pelle"!

E così, mentre nella zona Fiera si svolgeva la manifestazione clou dell'industria conciaria italiana, in Piazza Maggiore le modelle sfilavano indossando creazioni di alta moda sostenibile della collezione "The Dryad" della stilista Mariangela Grillo mentre circondate da 12 attivisti che sorreggevano pannelli fotografici con le immagini di un Amazzonia bellissima e intatta. Il logo della campagna "Salvati la pelle" è stato diffuso anche all'interno della zona Fiera sotto forma di manifesti, locandine e "clean graffiti". Il tutto per lanciare il nuovo rapporto di Greenpeace che denuncia proprio l'impatto ambientale dell'industria conciaria.

"Oggi Greenpeace lancia il rapporto "Promesse Infrante" che dimostra come la pelle che distrugge l'Amazzonia continua a contaminare le filiere di tutti i clienti di JBS, il gigante della carne e della pelle brasiliana - denuncia Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia. -Gli allevatori che stanno distruggendo l'Amazzonia continuano infatti a vendere carne e pelle a JBS."

E questo nonostante appena due anni fa JBS ed altre aziende del settore zootecnico brasiliane si erano impegnate ad escludere dalla propria filiera capi bovini provenienti da allevamenti situati su terre indigene e messi sotto embargo dal Ministero dell'Ambiente. Il dossier dell'associazione dell'arcobaleno, invece evidenzia, sulla base dei dati - pubblici - della Procura distrettuale dello Stato del Mato Grosso, come "nonostante gli impegni presi per ripulire le proprie filiere dalla distruzione del polmone amazzonico, da Maggio 2010 a Maggio 2011 JBS ha continuato ad acquistare bestiame proveniente da almeno 19 allevamenti illegali". Allevamenti, questi che oltre a distruggere ampi tratti di foresta amazzonica, favorirebbero anche il lavoro schiavile e l'occupazione delle terre degli indigeni Mairawat in cui l'allevamento bovino, principale causa delle deforestazione in Amazzonia, è proibito per legge.

"A distanza di due anni JBS non è ancora in grado di mantenere le promesse fatte ai propri clienti - continua Campione -. Senza un sistema di monitoraggio trasparente ed indipendente, chi acquista pelle da questa azienda potrebbe trovarsi coinvolto -anche senza saperlo - in brutali fenomeni di deforestazione e schiavitù".

Insomma il messaggio per le aziende presenti alla fiera e per noi tutti è chiaro: "Se ci tenete all'Amazzonia. Salvatevi la pelle"! Perché un'altra moda è possibile!

Simona Falasca

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