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Moda è  stile e lusso, moda è economia e mercato, moda è costume e cultura. E da qualche anno a questa parte, moda è anche etica. Fibre naturali, filiera controllata, rispetto dei lavoratori e recupero di materiali: ecco le nuove coordinate di un modo diverso di pensare il fashion che si sta facendo strada tra i consumatori e che comincia a interessare anche le grandi produzioni. È il Critical Fashion, la moda giusta, naturale e sostenibile, che sarà protagonista della Sezione Speciale di Fa' la cosa giusta!, la fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili di Milano, in programma dal 12 al 14 marzo 2010.

La sfida di Critical Fashion è di stimolare il consumatore a scegliere in modo critico e consapevole anche quando si tratta di riempire l'armadio: il settore della moda, infatti, non è immune dalle problematiche legate a rispetto dell'ambiente e dei lavoratori, a partire dal forte impatto ambientale causato dalle grandi quantità di materiali e di processi coinvolti nella produzione. Si stima che ogni anno circa 100 milioni di tonnellate di fibre vengano consumati, senza considerare i manufatti esterni alla produzione industriale, gli scarti e il materiale grezzo. La delocalizzazione di gran parte dei processi produttivi, inoltre, ne appesantisce l'impronta ecologica, oltre a creare parecchie questioni da risolvere dal punto di vista dello sfruttamento della manodopera e dei diritti dei lavoratori.


Le domande da porsi sono tante, insomma, ed è necessario sapersi districare nel labirinto di risposte discontinue del mercato. È indubbio che sta crescendo, da parte dei consumatori, la richiesta di capi di abbigliamento e accessori che garantiscano equità e sostenibilità al pari di stile e qualità. Richiesta alla quale corrisponde una risposta variabile e non sempre coerente da parte del mondo produttivo: se da una parte, infatti, aumentano le linee di abbigliamento "organiche" (con fibre da produzione biologica), dall'altra non sempre viene garantito il controllo di tutte le fasi della filiera produttiva o degli altri aspetti legati alla produzione e distribuzione. Al contempo, in tutto il mondo si assiste alla nascita e allo sviluppo di piccole e micro imprese di moda, indipendenti e artigianali, che tentano di andare incontro alle nuove esigenze di moda "pulita" senza mettere da parte il glamour.

Un territorio complesso e in costante evoluzione, questo della moda, in gran parte ancora da esplorare: una sfida che Fa' la cosa giusta! raccoglie con Critical fashion, che con la sua sezione espositiva e con le iniziative in programma nei tre giorni di manifestazione offrirà ai visitatori la possibilità di toccare con mano le molteplici facce della produzione italiana di moda etica.

La vera protagonista sarà la sezione espositiva, popolata da giovani stilisti, artigiani e designer, cooperative sociali e produttori di commercio equo e solidale: circa 30 espositori presso i quali trovare abiti, gioielli, calzature e ogni tipo di accessori, senza dimenticare il tessile per la casa.

Ciascuno degli espositori è stato selezionato sulla base di criteri ecologici e qualitativi, tra i quali non solo il rispetto dell'ambiente e dei lavoratori, ma anche la valorizzazione della manualità, della creatività e dell'autoproduzione, o la riscoperta di metodi di lavorazione tradizionali. Qualche anticipazione?

Se vi attira la creatività e il fascino dell'Africa, ne troverete in abbondanza nelle borse e nei gioielli dell'Associazione di promozione culturale "Afritudine", interamente realizzati a mano con materiali naturali e tecniche tradizionali.

borsa_afritudine borsa_Afritudine



Se invece avete a cuore l'impronta ecologica nel senso più stretto del termine, ci sono le comodissime calzature di Bioworld, prodotte artigianalmente in Spagna in un piccolo laboratorio a conduzione familiare che utilizza materiali e trattamenti rigidamente naturali, lavorati con macchine originali degli anni '50.

bioworld

O magari subite il fascino vissuto dei materiali riciclati? Ecco le eco-borse "pubblicitarie" di pivvici, realizzate con i banner in PVC dimessi: una sfida nata per affrontare in modo creativo il problema dei rifiuti di Palermo, ancora in difficoltà nel gestire la questione del riciclo.

eco-borse_pivvici

L'autoproduzione, la reintepretazione dei materiali e il recupero di tradizioni e tecniche del passato, invece, sono le parole chiave per il lavoro di due laboratori sartoriali a conduzione tutta femminile e familiare. Lavgon, di Michela Cittadino e Lavinia Vicenzi, con i suoi abiti dai tagli creativi e minimalisti, tessuti al telaio e incrociati con materiali di recupero di vario genere.

 

Lavgon

Oppure Estelfashion, di Elena, Stefania ed Eleonora, con i suoi pezzi unici, nati dal recupero di abiti vintage reinterpretati con modfiche, tagli e innesti dettati da fantasia e creatività.

estelGabriele_Fogli_Datura_03

E per le critical fashion addicted di greenMe.it sarà un piacere ritrovare Caira Design, stilista e designer che è già passata da queste parti.

Claira_design

Ma Critical Fashion non è solo mostra - mercato e lascia spazio anche all'approfondimento: molti dei laboratori, workshop e convegni del programma culturale saranno dedicati a diversi aspetti dalle moda etica, mentre happening, sfilate e altri momenti di intrattenimento animeranno la città nel periodo di svolgimento della fiera. Vale la pena tenere d'occhio il sito, sezione Programma, per essere aggiornati sulle varie iniziative. Come ad esempio Giusta trama, una delle novità dell'edizione 2010: una mostra che unisce insieme moda, design, colori, tessuti e forme in un percorso da toccare e sperimentare. Un viaggio alla scoperta delle trame e dei materiali e, con il  labirinto dell'etichetta, anche della storia e della provenienza di ogni capo.

La moda etica non avrà più segreti per voi, dopo Critical Fashion. E qualcosa ci dice che il vostro armadio sarà decisamente più pieno.

Maura Tomei

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