h-and-mSecondo quanto riportato dal New York Times., per questa ultima stagione di saldi H&M, la popolare catena svedese di moda, non solo sta tagliando i prezzi, ma addirittura (e in senso letterale) quei capi di abbigliamento ormai obsoleti e svenduti! Giacche, felpe, T-shirt, scarpe guanti ecc.. tutti tagliuzzati prima di essere buttati sul marciapiede con il resto della spazzatura per poi essere bruciati.

Proprio dietro alla maestosa vetrina che regna sulla 34th Street a Manhattan è stato possibile ammirare montagne di sacchi di rifiuti tutti contenenti capi di abbigliamento, distrutti, della famosa catena prima di essere inviati agli inceneritori della città! Tutto questo proprio durante le feste natalizie con temperature tra le più basse negli ultimi anni e soprattutto in un momento in cui a Manhattan quasi un quarto dei suoi 1,5 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà.

La questione che si pone è come sia possibile che un negozio di abbigliamento possa pensare che sia una buona idea bruciare i vestiti una volta che questi abbiano raggiunto il livello più basso della catena di vendita, piuttosto che donarli alle organizzazioni di beneficienza.

In realtà, nell'abbigliamento, la distruzione e la trasformazione in discarica dei prodotti eccedenti è più comune di quanto si pensi, anche in questo momento in cui le imprese dovrebbero assumersi maggiori responsabilità sociali. Il bello è che, per ironia della sorte, H&M ha appena lanciato per la prossima primavera-estate, dopo gli ormai famosi eco-jeans, anche una nuova linea di abbigliamento sostenibile!

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Proprio qualche mese fa, Åhléns, il department store di H&M aveva annunciato di voler porre fine a questa pratica di raccogliere i vestiti invenduti in contenitori pronti ad essere bruciati. Secondo quanto riferisce il Dagens Nyheter Stadmissionen e Myrorna Åhléns sarebbe pronto a lavorare con le associazioni no-profits mettendo loro a disposizione tutti i capi inutilizzati.

Ma alle parole, mancano, a quanto pare, ancora i fatti. Anche perché se davvero alla base di questa pratica c'è l'intento di "preservare l'integrità del marchio", non sarebbe più umano, sostenibile, ecologico e conveniente per l'azienda farlo puntando veramente sulla riduzione degli sprechi?

Gloria Mastrantonio

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