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Produrre abiti fai-da-te in un'ora senza per forza imparare a lavorare a maglia, ma sfruttando la tecnologia. La nuova frontiera della moda fatta in casa è OpenKnit, la nuova stampante 3D per l'abbigliamento. Rigorosamente open-source, essa è in grado di trasformare un disegno digitale in un abito in circa 60 minuti.

Creato dal designer spagnolo Gerard Rubio, il progetto OpenKnit è nato come parte degli esperimenti universitari di Rubio volti ad applicare le moderne tecnologie di stampa 3D ai tessuti. Produrre in casa i propri abiti fa parte ormai delle abitudini quasi del tutto dimenticate, anche se ultimamente si cerca di riportarle alla luce.

Senza contare che la moda usa e getta è diventata anche un problema ambientale. Per questo si va alla ricerca di nuove soluzioni. Non si tratta della prima volta che si valuta l'utilizzo delle stampanti 3D per l'abbigliamento. Ma se l'idea di Joshua Harris di usare una stampante e vecchi abiti per produrne di nuovi è rimasta un concept, questa dell'OpenKnit sembra essere andata oltre, con un prototipo open-source già in grado di fabbricare i propri abiti su misura da file digitali.

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Il costo per creare la propria stampante è di circa 550 euro e Rubio ha condiviso le istruzioni per costruirla da soli. Inoltre, ha dato vita a una community dove i “Knitters” possono mostrare e condividere le proprie creazioni 3D. La stampante OpenKnit gira sul software open source Knitic, che potrà migliorare ulteriormente se sempre più persone vi lavoreranno.

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Si legge sul sito ufficiale che OpenKnit funziona come un ecosistema formato da 3 parti: la macchina di cui viene condiviso il modello 3D della macchina, i file STL per la stampa, la distinta dei materiali, un manuale di montaggio e lo schema elettrico; il software Knitic che permette di progettare abiti e comunicare con la macchina, sviluppato da Mar Canet e Varvara Guljajeva e lo spazio online dove condividere vestiti digitali, creato da Takahiro Yamaguchi.

Vorrei che OpenKnit generasse entusiasmo tra i politici e i pensatori in modo che possano essere create più macchine; in questo modo la community potrebbe fiorire e il progetto potrebbe evolvere collettivamente e organicamente dal momento che ogni nuovo utente diventa uno sviluppatorespiega Rubio. “Le possibilità di questa tecnologia sono incredibili. La prossima tappa, accanto al miglioramento della sua affidabilità, sarà quello di sviluppare la capacità di creare due modelli di colore”.

Francesca Mancuso

Foto: OpenKnit

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