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Altro che pesca sostenibile! Tonni inseguiti con potenti sonar e messi all’ingrasso: un’inchiesta svela tutto l’orrore delle tonnare

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Il tonno rosso che finisce sulle nostre tavole è pescato davvero in maniera sostenibile? Un’inchiesta realizzata da Striscia la Notizia rivela retroscena spaventosi sulle tonnare del nostro Paese, dove non viene rispettata la direttiva europea e i tonni vengono trasportati in acque maltesi per poi essere messi all’ingrasso 

Sempre più spesso si sente parlare di pesca sostenibile, soprattutto per alcuni pesci come il tonno rosso, specie che già circa 20 anni è stata dichiarata a rischio estinzione. Per questo motivo l’Unione europea ha previsto una normativa che introduce delle quote assegnate ad ogni peschereccio.

Ma frequentemente nel nostro Paese la tanto decantata pesca sostenibile, che dovrebbe salvaguardare il mare e le specie marine, non si tramuta in realtà, anzi. In tantissimi casi nelle tonnare le regole europee vengono ignorate ripetutamente dai pescherecci e ciò che accade ai tonni rossi è davvero inquietante, come rivelato da un’inchiesta realizzata dall’inviato di Striscia la Notizia Max Laudadio. 

L’inchiesta di Striscia la notizia si è focalizzata proprio sulla pesca di uno dei pesci considerati maggiormente pregiati: il tonno rosso, noto anche come tonno pinna blu o Bluefin Tuna. Per scoprire cosa accade realmente nelle tonnare italiane Laudadio ha fatto tappa in Sicilia, dove ha intervistato Andrea Morello, Presidente della Ong Sea Shepherd Italia.

Noi abbiamo assistito alla decimazione del tonno rosso – spiega Morello – Stiamo parlando del Bluefin Tuna, l’animale più importante che abbiamo del Mediterraneo per il mercato italiano e che ha un valore enorme sul mercato. Nel 2010 è stato inserito tra le specie a rischio estinzione e l’Unione europea è intervenuta inserendo delle quote che vengono stabilite da una commissione che si chiama ICCAT.

Tonni inseguiti con potenti sonar e sterminati durante il periodo riproduttivo 

Nel corso della seconda tappa, Laudadio ha incontrato un pescatore calabrese che ha raccontato dettagli spaventosi relativi alla pesca dei tonni rossi.

Alle tonnare piace vincere facile, inseguono il banco con potentissimi sonar, che possono identificarlo già a diverse miglia di distanza – racconta l’uomo che ha preferito restare nell’anonimato – e lo distruggono per intero. Viene calata una rete enorme con i galleggianti, si forma un cerchio intorno al banco e viene intrappolato tutto quello che vi finisce dentro. Tutto ciò avviene nel periodo riproduttivo della specie, che viene praticamente sterminata.

Il business dei tonni rossi (messi all’ingrasso in acque maltesi)

Come raccontato dal pescatore calabrese, spesso nelle enormi reti finiscono per essere intrappolati anche tartarughe marine, squali e delfini. Ma non finisce qui.

Una volta che i tonni vengono catturati, passano poi in una gabbia gigantesca e profonda quasi 80 metri, dopodiché inizia il percorso che li porta da acque italiane a quelle maltesi, dove vengono messi all’ingrasso. – racconta Andrea Morello – Questo perché, essendo il tonno rosso a rischio estinzione, più pesa e meglio viene pagato.

Ma è davvero legale questa pratica? La risposta è sì, come spiega il Presidente di Sea Sheperd Italia. Ciò che invece è illegale è il superamento delle quote limite previste dalla normativa Ue. La sete di profitto però è più forte di ogni altra cosa. E il business dei tonni rossi fa gola a tanti. In Giappone, ad esempio, un tonno rosso può arrivare ad essere battuto per oltre un milione di euro.

Cosa possiamo fare concretamente per fermare la mattanza dei tonni rossi? In realtà non molto. Però nel nostro piccolo possiamo evitare di portare il tonno sulle nostre tavole per non alimentare questo business. 

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Fonte: Striscia la Notizia

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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