Come il cartone ondulato nell’ortofrutta riduce lo spreco d’acqua

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L’utilizzo del cartone ondulato per i prodotti ortofrutticoli potrebbe ridurre la ‘water footprint‘ ovvero l’impronta idrica. Per produrre un imballaggio di questo tipo, infatti, vengono utilizzati 8 litri d’acqua. Gettare una mela ammaccata ne fa sprecare 125 mentre una pesca ammuffita pesa per 140 litri.

È quanto emerge dagli ultimi studi promossi da Bestack e condotti dall’Università di Bologna e dal Politecnico di Milano. Il consorzio non profit di ricerca, che fa capo ai produttori di imballaggi per ortofrutta in cartone ondulato, ritorna ancora una volta a sottolineare i vantaggi di questo tipo di materiale, considerato naturale, rinnovabile e riciclabile.

Il nuovo studio del Consorzio Bestack si è basato sulla misurazione dell‘impronta idrica del cartone ondulato per ortofrutta. La ricerca, condotta dal Politecnico di Milano, ha rilevato che per produrre un imballaggio si consumano appena 8 litri di acqua. In generale quella del cartone ondulato è considerata una filiera verde, senza contare che le cassette in cartone ondulato sono in grado di preservare frutta e verdura dai danneggiamenti che possono subire i prodotti sfusi.

Più nel dettaglio, la ricerca ha illustrato che la Water Footprint di un imballaggio in cartone ondulato per ortofrutta si divide fra diretta e indiretta: quella diretta è legata al processo di trasformazione da cartone in fogli a cassa, quella indiretta invece è legata al consumo di acqua dolce per la selvicoltura e la produzione di materia prima vergine. Nel caso del cartone ondulato, le aziende italiane che lo producono fanno ricorso a materia prima vergine proveniente da foreste gestite in modo sostenibile, con piani di reimpianto superiori a quelli di taglio.

Scegliere prodotti che hanno un impatto ambientale in generale, e idrico in particolare, più contenuto è il primo atteggiamento virtuoso da adottare per andare verso consumi alimentari più consapevoli e sostenibili – ha dichiarato il direttore di Bestack, Claudio Dall’AgataUna filiera ortofrutticola più sostenibile è quella dove innanzitutto ci sono meno sprechi alimentari: in questo il ruolo dell’imballaggio è fondamentale. È importante scegliere una confezione che consenta di mantenere frutta e verdura nelle condizioni ottimali, al fine di evitare che esse diventino spazzatura. Una cassetta di cartone ondulato in più costa solo 8 litri di acqua. Una mela buttata perché ammaccata 125 litri, una pesca ammuffita 140 litri”.

Water footprint, 8 litri sono tanti? Non troppo se si pensa che quando mangiamo un uovo consumiamo 200 litri d’acqua, per un chilo di pasta sono invece 1.924. E un hamburger da 150 grammi costa al pianeta 2.400 litri d’acqua.

Un’altra ricerca, condotta due anni fa dall’Università di Bologna dalla dott.ssa Lanciotti sempre per conto di Bestack, ha messo a confronto le due principali tipologie di imballaggio per ortofrutta impiegate sul mercato, ovvero il cartone ondulato monouso e le cassette di plastica a sponde abbattibili riutilizzabili.

In merito all’igiene è emerso che negli imballaggi analizzati è stata riscontrata la presenza di una carica microbica non pericolosa per il consumatore ma in grado di alterare e ridurre la shelf life del prodotto fresco. In particolare, negli imballaggi riutilizzabili è stata riscontrata la presenza di coliformi totali e di sporigeni anaerobi, assenti invece nel cartone. Secondo tale studio, dunque, l’imballaggio di cartone ondulato sarebbe la soluzione più igienica per il contenimento e la movimentazione di frutta e verdura.

Tagliare alberi per produrre cartone è ecologico? Dubbio lecito. Per produrre il proprio cartone ondulato, Bestack utilizza infatt fibra vergine ma promette che per ogni albero tagliato per produrre cellulosa ne vengano reimpiantati tre.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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