Snack casse

Obesità infantile? Via gli snack dalle casse. Nel Regno Unito il governo pone un divieto al posizionamento di dolciumi e roba carica di calorie sugli stand davanti alle casse dei supermercati, al fine di evitare che i bambini (ma anche gli adulti) ne siano attratti.

Un veto che segue, sempre in UK, lo stop dell’anno scorso alla pubblicità del cibo spazzatura durante i programmi per bambini  e un vero e proprio segnale che combattere l’obesità si può, partendo da ciò che fa più leva sulla clientela.

Esattamente come i Lidl svizzeri, infatti, che già nel 2014 avevano messo al bando dalle casse ogni tipo di prodotto poco salutare, ora anche i sudditi della Regina provano a porre un freno al dilagare dell’obesità infantile e giovanile nel Paese.

Il Regno Unito ha, di fatto, una delle più alte proporzioni di bambini sovrappeso e obesi nell’Unione europea. Qui, il 22% dei bambini è in sovrappeso o obeso quando inizia la scuola all’età di quattro o cinque anni, aumentando fino al 34% durante la scuola elementare.

Dati recenti mostrano che un bambino su 25 di 10 o 11 anni è gravemente obeso. In Galles, il 26% dei bambini tra i quattro e i cinque anni è in sovrappeso o obeso e in Scozia il 14% dei minori di 16 anni è a rischio di obesità.

L’obesità infantile è un problema mondiale, ma si stima che costino all’economia del Regno Unito 27 miliardi di sterline all’anno nel trattamento di malattie legate al problema, come il diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro.

È per questo motivo che il ministro della Sanità inglese, Jeremy Hunt, si pone l’obiettivo di dimezzare il numero di bambini obesi entro il 2030. Di qui nasce un “pacchetto” di misure per scoraggiare il ricorso al junk food, in aggiunta ad altre formalizzate di recente.

Vogliamo dare più potere ai genitori di fare scelte salutari per i loro figli”, spiega Hunt mettendo in campo, oltre alla stretta nei supermercati e agli ingressi nei negozi, anche restrizioni più severe sulla pubblicità di prodotti ad alto contenuto di zuccheri in tv e sul web e l’obbligo di mettere in etichetta il “peso calorico” dei cibi e di indicare le calorie anche nei ristoranti, caffè e take-away, per aiutare le famiglie a sapere cosa stanno mangiando.

Ma in Italia? Non stiamo messi poi meglio, anche se, pare, ci sia stata un’inversione di tendenza negli ultimi anni.
Da un’analisi dei risultati dell’ultima indagine Okkio alla salute emerge che il 21,3% dei quasi 50mila bambini partecipanti è in sovrappeso mentre il 9,3% è obeso, con prevalenze più elevate al Sud e al Centro. Per l’obesità si passati dal 12% del 2008/2009 al 9,3% del 2016, con una diminuzione relativa del 22,5%; per il sovrappeso si è passati dal 23,2% del 2008/2009 al 21,3% del 2016, con una diminuzione relativa dell’8%.

Per cui, nel complesso, in meno di dieci anni l’eccesso ponderale (sovrappeso più obesità) dei bambini è diminuito del 13% (passando da 35,2% nel 2008/2009 a 30,6% nel 2016), anche se risultano ancora troppo diffusi abitudini alimentari poco salutari e stili di vita troppo sedentari.

Ricordatevi che a causare l’obesità infantile non sono solo le merendine confezionate (o un loro eccesso), ma anche e soprattutto la mancanza a tavola di sufficienti quantità di frutta e verdura e una scarsa attività fisica.

Problemi, questi, che non vanno sottovalutati. Approfittate, ora, delle vacanze da scuola, per fare con i vostri figli una passeggiata in più o cominciare a farli appassionare a qualche sport. Uscite con loro a fare la spesa, ritrovate il gusto di un tempo “lento” anche nel fare la spesa, magari facendoli incantare davanti ai meravigliosi colori che si trovano in questo periodo al bancone dell’ortofrutta! 

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Germana Carillo

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