Etichette a semaforo: tutelano davvero i consumatori?

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Un semaforo per dire se un alimento è “buono” o meno. E il tutto scritto sulla confezione. Etichette semplificate per un messaggio semplificato che arrivi dritto al consumatore. Il sistema di etichettatura a colori, già in uso in Gran Bretagna, è stato rimodulato in Francia, che ha depositato a Bruxelles il decreto che introduce il sistema di etichettatura nutrizionale volontario Nutri-score, basato su cinque colori e 5 lettere (invece dei classici tre colori del semaforo, metodo adottato in UK), che vanno dal rosso al verde, dal più "cattivo" al più "buono".

Le associazioni dei prodotti alimentari (Confagricoltura, Assolatte, Coldiretti) sono insorte, sostenendo la concreta possibilità che questo sistema penalizzi il “made in Italy”, indicando come “cattivi” prodotti tipici della tradizione italiana, dall’olio ai prodotti caseari.

Ma è utile al cittadino? Come funziona?

ETICHETTE A SEMAFORO, COS’É E COME FUNZIONA

Nutri-score cataloga i prodotti alimentari in cinque categorie, attribuendo loro un punteggio in base alla quantità di nutrienti quali grassi, grassi saturi, zuccheri e sale, contenuti in 100 grammi di prodotto.

Il sistema è il risultato di uno studio iniziato a settembre 2016, al quale hanno preso parte 60 supermercati situati in quattro regioni della Francia, per 10 settimane di benchmark, condotto confrontando 4 etichettature semplificate in condizioni di acquisto reale. I risultati sono stati poi valutati da un comitato scientifico indipendente, che l’ha giudicato il più valido.

Un secondo studio è stato portato avanti inoltre dal 21 novembre al 12 dicembre 2016 per valutare l’impatto dei diversi sistemi di etichettatura nutrizionale con 809 partecipanti, i cui risultati dimostrano che il sistema di Nutri-score ha una particolare “efficacia”, sopratutto sui consumatori con i redditi più bassi.

ETICHETTE A SEMAFORO, UN SISTEMA CHE TUTELA I CONSUMATORI?

Quindi il sistema comunica efficacemente. Ma cosa? “Ci sono autorevoli esponenti del mondo scientifico, dell’Università, della ricerca, che sostengono come l’etichetta faccia riferimento solo a proteine, grassi e sali contenuti nei prodotti alimentari, mentre i composti nutrizionali sono 45, alcuni dei quali non vengono proprio presi in considerazione” ci spiega Andrea Di Palma, Segretario Nazionale Adiconsum.

“Sembra un metodo troppo semplicistico di giudicare gli alimenti – ha continuato Di Palma - Ce ne sono alcuni che hanno scarsa quantità di grassi e quindi considerati come “buoni”, utili per la nostra dieta, ma magari sono privi di vitamine. In poche parole, se si esamina solo il lato calorico (grassi animali e poco più) escludendo molti altri fattori, non si dà una corretta informazione al cittadino.

nutri score consumatori

Photo credits: Le Parisien 

I PASSI AVANTI DEL SISTEMA DI ETICHETTE A SEMAFORO FRANCESE

Il sistema a semaforo era già stato adottato in Inghilterra, dove era effettivamente basato solo sui tre colori tipici rosso, giallo e verde. Riporta chiaramente quali sono i fattori presi in considerazione, ma è probabile che siano solo i colori a comunicare direttamente al cittadino, senza fornirgli immediati strumenti per contestualizzare

“La proposta francese, per quanto debba essere ulteriormente studiata e valutata, sicuramente rappresenta un passo avanti rispetto ai vecchi semafori inglesi, che erano troppo semplicistici – ci spiega a questo proposito Franca Braga, Responsabile centro studi alimentazione e salute Altroconsumo - Qui c’è una valutazione più ampia della composizione dell’alimento, e c’è una maggiore attenzione alla modalità di comunicazione. Che sia questa la soluzione perfetta forse è presto per dirlo (dobbiamo ancora ragionarci),  ma è la linea su cui muoversi”.

“Noi, da sempre, abbiamo sostenuto l’importanza di un’indicazione certificata sul fronte delle confezioni. Quindi sì all’indicazione semplice sul valore nutrizionale del prodotto” afferma la Braga.

ETICHETTE A SEMAFORO, COSA MANCA ANCORA?

Per una corretta comunicazione alimentare, per quanto immediata e quindi semplificata, non basta dire che qualcosa abbia un alto o basso contenuto calorico. “L’etichetta non consiglia una dieta al cittadino tuona Di Palma. In poche parole non dice nulla sul posizionamento dell’alimento nella dieta, né sulle quantità consigliate.

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Il sistema appare dunque aderire efficacemente alla necessità di comunicazione immediata al consumatore. Quello francese, comunque, anche se più avanzato rispetto al semaforo inglese, rischia ancora di comunicare discutibili informazioni in nome della semplicità.

Roberta De Carolis