Foodscapes: piatti e posate compostabili dagli scarti alimentari

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Piatti di plastica addio: ecco le stoviglie che si sciolgono nell'acqua e diventano concime

Creati piatti e posate usando gli scarti di carote e arachidi

Piatti di plastica, nemici giurati dell'ambiente. Un classico dell'usa e getta, che non si può riciclare ma va solo ad alimentare la quantità di rifiuti indifferenziati. Almeno fino ad ora. Una nuova soluzione arriva dalla designer italiana, Michela Milani, che ha realizzato Foodscapes, una linea di stoviglie prodotte con avanzi di cibo di origine vegetale.

Bucce di carote e gusci di arachidi sono la materia prima dei nuovi piatti, un'idea intelligente per ridurre sia la quantità di rifiuti alimentari che quella di rifiuti indifferenziati.

Foodscape, più che a un piatto, somiglia però a un guscio, a un seme ed è adatto a contenere alimenti secchi.

Solitamente, quando si pensa agli scarti alimentari, la mente corre veloce al compost. Ma l'idea dei progettisti di Foodscapes era quella di aggiungere un'altra fase di utilità alla loro vita, trasformando il cibo non consumato in un oggetto funzionale in grado di contenere cibo secco.

“Il progetto FOODSCAPES è un’azione di ricostruzione tecnica della materia alimentare di scarto, libera da additivi, conservanti, coloranti, addensanti, correttori e agenti artificiali, dove l’essenza naturale e la sostanza biologica del cibo tornano a coincidere per poi comunque rigenerarsi” spiega Milani.

FOODSCAP arachide01

FOODSCAP arachide02

FOODSCAP arachide06

FOODSCAP arachide texture

È possibile infatti scioglierli in acqua e utilizzare quest'ultima, arricchita dei loro nutrienti, come si farebbe col compost, come concime per la terra. In questo modo, alla fine del loro utilizzo, essi non vanno a finire nelle discariche, negli oceani o peggio vanno perduti.

FOODSCAP carota01

FOODSCAP carota02

FOODSCAP carota texture

Concepito per rientrare nella logica dei cicli naturali, una volta esaurito il suo utilizzo, può essere sciolto in acqua e usato per concimare il terreno. Dal seme al frutto, dal frutto al seme e dalla terra alla terra” spiega.

Non si tratta però della prima soluzione di questo tipo. Esistono già delle bioplastiche dedicate al consumo alimentare e dei piatti che possono essere addirittura mangiati.

Chissà se prima o poi si riuscirà a far estinguere la parola “monouso”.

Francesca Mancuso

Foto: Whomade

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