Boom di intossicazioni da disinfettanti nel tentativo di proteggersi dal coronavirus anche negli USA

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Un po’ come è avvenuto in Italia, anche negli Stati Uniti si segnala un boom di intossicazioni da disinfettanti, utilizzati troppo o male con l’obiettivo di evitare contagi da coronavirus.

Sappiamo che per frenare la diffusione del coronavirus è importante che ogni persona mantenga il massimo dell’igiene personale e in casa. Il Sars-Cov2 è infatti particolarmente sensibile al contatto con saponi e candeggina, sostanze che lo neutralizzano facilmente. Tuttavia, come spesso avviene, il troppo stroppia e anche utilizzare eccessivamente o in maniera errata prodotti disinfettanti può essere controproducente.

A segnalare negli Stati Uniti un’impennata negli avvelenamenti dovuti ad un utilizzo improprio dei prodotti disinfettanti è il National Poison Data System, centri antiveleni che, da quando è iniziata la pandemia, sono stati sommersi di chiamate relative a intossicazioni avvenute in casa e relative a l’utilizzo di prodotti per la pulizia.

Da gennaio a marzo, i centri antiveleni statunitensi hanno registrato un aumento del 20% delle chiamate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo i dati resi noti e contenuti in un nuovo studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), negli scorsi 3 mesi, sono state registrate 28.158 chiamate relative a detergenti e 17.392 reclami collegati a disinfettanti.

Sebbene questi dati siano osservativi e non in grado quindi di tracciare un nesso causale tra l’aumento dei casi di avvelenamento nel paese e la presenza del coronavirus, è ovviamente probabile che, nel tentativo di allontanare il rischio contagio, gli americani abbiano pulito e disinfettato più pesantemente le loro case di quanto facevano prima.

Del resto, una situazione simile si è verificata anche in Italia dove il centro antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano ha segnalato, già circa un mese fa, un vero e proprio boom di intossicazioni da disinfettanti.

E c’è un altro parallelismo interessante tra Italia e Stati Uniti in merito a questa questione. L’aumento delle intossicazioni sembra  aver interessato tutte le fasce d’età, ma i bambini di età pari o inferiore a 5 anni sono stati colpiti di più dal problema.

Negli Stati Uniti, una bambina in età prescolare, inclusa come caso di studio nel nuovo rapporto del CDC, ha sbattuto la testa sul pavimento dopo essere stata stordita dall’ingestione di una quantità sconosciuta di disinfettante per le mani. Quando è stata portata in ospedale, i medici hanno riscontrato livelli di alcol nel sangue tre volte superiori al limite legale per la guida. È fortunatamente stata dimessa dalle cure pediatriche due giorni dopo.

Un altro caso riguardava una donna che riempiva il lavandino di candeggina, aceto e acqua e utilizzava questa miscela per disinfettare i prodotti che aveva appena comprato al supermercato, convinta che questa fosse una buona idea. Il problema è che il mix di sostanze hanno reagito chimicamente tra di loro, rilasciando gas tossici e causandole problemi respiratori. La donna si è ripresa solo dopo aver ricevuto l’ossigenoterapia in ospedale.

Gli utenti devono sempre leggere e seguire le indicazioni sull’etichetta, utilizzare solo acqua a temperatura ambiente per la diluizione (se non diversamente indicato sull’etichetta), evitare di mescolare prodotti chimici, indossare protezioni per occhi e pelle, garantire un’adeguata ventilazione e conservare i prodotti chimici fuori dalla portata dei bambini” conclude il rapporto.

Chi è in cerca di disinfettanti efficaci contro il coronavirus, può consultare l’elenco dei prodotti approvati per questo uso dall’EPA. Potete vederli qui.

Fonte di riferimento: CDC 

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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