Tinture per capelli nocive: i marchi promossi e bocciati

Tinture capelli

Tinture per capelli con parafenilendiammina e resorcinolo: le aziende sono intervenute drasticamente sulle formulazioni dei loro prodotti, ma da un’indagine emerge che è sempre bene non abusare delle tinture chimiche

Le tinture per capelli sono tra i più popolari prodotti di cosmesi venduti (in Europa sono usate da oltre il 60% delle donne e da più del 5% degli uomini), ma spesso, soprattutto quelle fai-da-te contengono coloranti fortemente irritanti e sostanze sospettate di essere perturbatori endocrini.

Se, dopo anni di lavori delle commissioni scientifiche comunitarie che hanno chiesto alle aziende interventi sulle formulazioni, qualcosa si è mosso, sul versante della sicurezza ancora un po’ c’è da fare.

Insomma, possiamo fidarci al 100% delle tinture che ci facciamo in casa?

La rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha tentato di dare una risposta mettendo sotto la lente di ingrandimento in un nuovo test ben 16 marchi di tinte fai-da-te (otto di colore marrone/castano e otto di colore biondo), di questi solo 6 sono privi di ingredienti incerti (le tinte naturali di Aroma-Zone, le colorazioni vegetali di Martine Mahé e ancora Herbalia, la prima colorazione 100% vegetale Garnier solo per citarne alcune).

Allergeni, interferenti endocrini e agenti cancerogeni, anche se – pare – si riducono ammoniaca e liberatori di formaldeide, sostanze che facilitano il fissaggio del colore sui capelli, e tutti sono efficaci nel coprire le chiome bianche.

Il test

Tra le sostanze controverse che vengono fuori dagli esami di laboratorio sono allergeni come la parafenilendiammina (nota anche come PPD), il resorcinolo e il p-amminofenolo. Le concentrazioni consentite nelle tinture per capelli sono, ad oggi, limitate dai regolamenti e inoltre nessuno dei coloranti testati supera le soglie autorizzate. Ma è abbastanza?

I possibili perturbatori endocrini

Due di questi coloranti, il resorcinolo e il p-amminofenolo, sono sospettati di provocare molti disturbi. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente, infatti, sospetta per il primo interferenza col sistema endocrino. Per quanto riguarda il secondo, l’Agenzia dell’Unione europea per la registrazione delle sostanze chimiche l’ha inserita nell’elenco delle molecolesospettate di causare difetti genetici”.

Tutte le marche

Di conseguenza, solo sei delle sedici tinture sono state promosse. Tra queste, il colore “Natural chestnut” di Aroma Zone, la colorazione “Blond” di Terre de couleur o uno dei pattern di colorazione permanente con estratti vegetali (12.0 Blonde special) di Koores (ricordiamo che probabilmente alcune di queste colorazioni non si trovano sul mercato italiano).

Per il resto è pollice verso: anche marchi importanti come Garnier, con la tonalità castano intensa della sua gamma 100% ultra brown, o Franck Provost Paris, e il suo colore permanente “4.13 My Châtain”, la crema colorante “Golden Blonde” di Hénné e per la cura del colore permanente “7D Golden Blonde” di Herbatint, hanno la presenza di sostanze nocive.

tinture 1
tinture 2

E la formaldeide?

Questa sostanza non appare mai sulle etichette delle tinture ma potrebbe essere presente. Il motivo? Non entra nella composizione del prodotto, ma viene creata dalla reazione chimica tra alcuni ingredienti. Dei 16 colori testati, solo quattro non ne contengono affatto. Negli altri, le concentrazioni rimangono inferiori a quelle imposte dal regolamento, ma per il magazine 60 Millions de Consommateurs rimangono in limiti “non trascurabili”.

Cosa fare

Insomma, per quanto si riducano entro i limiti massimi le sostanze più nocive e per quanto se ne eliminino delle altre, le tinture per i capelli restano sempre un miscuglio di roba chimica che ci mettiamo in testa. Se proprio non possiamo farne a meno, ricordiamoci almeno di ridurre a 6 il numero delle volte che ci tingiamo in un anno.

Altrimenti, meglio se ricorriamo a qualche efficacissima erba tintoria del tutto naturale.

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Germana Carillo

Giornalista pubblicista, classe 1977, laureata con lode in Scienze Politiche, Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci anni.
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