Test cosmetici: Shiseido dice stop alla sperimentazione animale. O quasi

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Test cosmetici sugli animali. Con un nuovo divieto dell’Unione europea proprio dietro l’angolo ( ricordiamo in vigore dall’11 marzo), Shiseido abolisce ufficialmente le sperimentazioni sugli animali per tutti i suoi prodotti che verranno sviluppati a partire da aprile, sia nei aboratori nazionali che esteri, preferendo metodi alternativi come l’utilizzo di banche dati, test in vitro e prove su soggetti umani.

Il divieto non sarà applicabile se Shiseido dovesse tenere conto della sicurezza dei prodotti già presenti sul mercato e il test sugli animali sarà l’unica opzione per dimostrare che non rappresentano alcun pericolo”, si legge in un comunicato della società con sede a Tokyo, che tra giugno 2010 e questo gennaio ha tenuto cinque cicli di incontri con docenti universitari, avvocati del benessere degli animali e altre parti interessate per esaminare la questione in profondità.

Shiseido non è il primo marchio make up importante a eliminare le pratiche di sperimentazione animale, ma può essere il primo di diverse marche che annunceranno il cambiamento proprio in questa settimana. Perché? Perché l’Unione europea sta per porre fine alla sperimentazione animale vietando l’uso di animali nei test cosmetici in tutti i paesi membri. Salvo ostacoli, infatti, la norma entrerà in vigore l’ 11 marzo e si applicherà sia gli ingredienti e dei prodotti finali e interesserà tutte le marche, dalle etichette farmacia per i prodotti di design.

Non importerà più dove la sperimentazione animale sarà stata condotta, se in Europa o se all’estero: in entrambi i casi, i prodotti testati saranno vietati alla vendita in Europa. Israele ha già in vigore un divieto analogo nel mese di gennaio 2013. Dopo il segnale molto positivo arrivato da Israele, dove, su iniziativa del deputato laburista Eitan Cabel, dal primo gennaio è stata vietata la vendita e l’importazione di prodotti cosmetici e per la pulizia realizzati con test su animali, grazie a una legge approvata nel 2010.

Ma c’è un Paese che è attualmente rema in tutt’altra direzione: la Cina, che, al contrario, richiede per obbligo la sperimentazione animale per i prodotti cosmetici venduti sul territorio, costringendo anche le marche che erano cruelty a continuare la sperimentazione animale per entrare sull’importante mercato cinese. È proprio ciò che è accaduto a Yves Rocher, L’Occitane, Mary Kay e Avon, come avevano segnalato la Peta e l’associazione belga Gaia.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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