L’Europa sta per stracciare il divieto di test animali per i cosmetici, non permettiamo di tornare indietro!

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Sono vietati ormai da anni, eppure i test animali per gli ingredienti utilizzati nella produzione dei cosmetici potrebbero tornare pericolosamente a far capolino. Sono l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) e la Commissione Europea ad aver stabilito che questi composti potranno venire nuovamente testati su cavie animali, qualora durante il processo di fabbricazione ci sia un’esposizione dei lavoratori a quelle sostanze. Ma le associazioni animaliste non ci stanno e chiedono a gran voce che i cosmetici debbano sempre e comunque fare a meno di simili test.

Era il 2004 quando l’Unione Europea vietò i test animali per i cosmetici (divieto per i prodotti finiti) e il 2013  quando estese la proibizione dei test animali anche ai singoli ingredienti in essi contenuti. E non solo: nel 2018 il Parlamento Europeo decise sostenere a grande maggioranza un appello per la messa al bando dei test animali per i cosmetici in tutto il mondo.

(Da L’Oreal a Yves Rocher, le 10 maggiori aziende che vendono ancora cosmetici testati sugli animali)

Ora, dopo decenni di battaglie, l’ECHA e la Commissione Europea hanno stabilito che persino gli ingredienti utilizzati esclusivamente nei cosmetici possono venire testati sugli animali ai sensi del REACH (il Regolamento registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche), qualora ci sia possibile esposizione dei lavoratori durante il processo di fabbricazione

Questa decisione mina profondamente quanto voluto e approvato in Europa, da cittadini e istituzioni. In particolare, ECHA richiede e ammette sperimentazioni molto lunghe e dolorose, come tossicità subcronica di 90 giorni, tossicità per lo sviluppo post-natale e quella riproduttiva”, dicono dalle associazioni.

Una serie di decisioni sull’esecuzione dei test adottate dall’ECHA con l’avallo della Commissione europea, mettono seriamente in scacco il divieto di realizzare test animali per i cosmetici.

Va da sé, che se dovessero passare queste decisioni migliaia di animali sarebbero nuovamente condannati a soffrire in esperimenti addizionali per ingredienti cosmetici che sono stati prodotti e commercializzati in modo sicuro per
decenni ai sensi del Regolamento sui cosmetici – vanificando così i divieti che i difensori degli animali hanno lottato duramente per ottenere, e che il pubblico e molti scienziati appoggiano con convinzione.

È imperativo che gli obiettivi del Regolamento sui cosmetici – che vuole che i cosmetici vengano immessi sul mercato in modo sicuro senza fare ricorso a studi animali – siano raggiunti senza mettere a rischio i divieti esistenti.  Per gli ingredienti commercializzati ai sensi del Regolamento sui cosmetici che hanno ormai una lunga storia di utilizzo sicuro da parte dei consumatori e di manipolazione controllata da parte della mano d’opera, una solida protezione sia dei consumatori sia dei lavoratori viene attualmente garantita da un ventaglio di metodologie di valutazione non-animale e dalla rigorosa applicazione della normativa vigente per la sicurezza sul lavoro”.

Che vuol dire? Che quando le autorità regolatorie stabiliscono che un nuovo ingrediente non può essere immesso sul mercato in modo sicuro senza essere testato sugli animali, la sua introduzione dovrebbe essere sospesa finché non saranno disponibili dei nuovi metodi di valutazione senza-animali

Le richieste della associazioni

Le più importanti coalizioni animaliste come, Eurogroup for Animals, Cruelty Free Europe, European Coalition to End Animal Experiments-ECEAE (delle quali LAV fa parte), oltre alla Human Society International e a Peta UK, hanno deciso di rivolgersi in una lettera ai membri del Parlamento per chiedere che i divieti vigenti in UE sulla sperimentazione animale per fini cosmetici e la commercializzazione di ingredienti testati sugli animali, siano pienamente osservati e attuati.

Inoltre, le associazioni chiedono che i requisiti normativi rispondano a un approccio specifico che garantisca ai consumatori, ai lavoratori e all’’ambiente protezione e sicurezza, senza ulteriori test sugli animali, utilizzando solo metodi alternativi che non indeboliscano la protezione degli animali e, anzi, la rafforzino.

Chiaramente, la salute dei lavoratori è importante, ma non si capisce come una sostanza ritenuta sicura per un consumatore non venga automaticamente considerata tale anche per il lavoratore che la produce. È fondamentale che i rappresentanti dei cittadini europei in Parlamento garantiscano il rispetto dello scopo della norma sui cosmetici.

QUI la lettera della associazioni.

Frattanto, tenete bene a mente che possiamo continuare ad acquistare prodotti cruelty free.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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