Plastiche e microplastiche nei cosmetici: Lush, Sephora, Maybelline tra i peggiori. Si salva solo Purobio

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Plastica e microplastiche in fondotinta, ciprie, illuminanti, mascara, rossetti e lucidalabbra. I prodotti per il make-up sono più che altro un campo minato di sostanze inquinanti (e dannose per la salute) dalle quali stare alla larga. Greenpeace è tornata ad indagare sulla presenza di ingredienti in plastica in oltre 600 trucchi di più di 10 marchi e i risultati sono sconvolgenti. Lush, Maybelline e Sephora sono tra quelli che contengono le percentuali maggiori di prodotti con ingredienti in plastica.

Nel nuovo rapporto “Il trucco c’è ma non si vede” (il prosieguo di quello pubblicato a dicembre scorso), l’organizzazione ambientalista ha verificato ancora una volta la presenza di materiali tossici sia nelle liste degli ingredienti sia attraverso indagini di laboratorio nei trucchi di Bionike, Deborah, Kiko, Lancôme, Lush, Maybelline, Nyx, Pupa, Purobio, Sephora e Wycon.

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Si tratta di tipologie di prodotti non interessati dal divieto d’uso di microplastiche in vigore in Italia dall’inizio del 2020.

L’indagine

Greenpeace ha indagato su 11 marchi presenti sul mercato italiano (Bionike, Deborah, Kiko, Lancôme, Lush, Maybelline, Nyx, Pupa, Purobio, Sephora e Wycon) e ha articolato la ricerca in due fasi: online, in cui sono state verificate le liste degli ingredienti di 672 prodotti di make-up, e in laboratorio per verificare la presenza di microplastiche in 14 prodotti.

Dal controllo delle liste degli ingredienti disponibili sui siti web ufficiali delle aziende è emersa la presenza di ingredienti in plastica nel 79% dei prodotti di cui il 38% è costituito da microplastiche e il restante da polimeri in forma liquida, semisolida o solubile.

Le 5 marche con le percentuali maggiori di prodotti contenenti ingredienti in plastica sono risultate:

  • Lush (99%)
  • Maybelline (85%)
  • Deborah (84%)
  • Sephora (83%)
  • Wycon (78%)

Mentre le categorie merceologiche dove la presenza di materie plastiche è risultata più frequente sono risultate:

  • mascara (90%)
  • rossetti e lucidalabbra (85%)
  • fondotinta (74%)
  • illuminanti (69%)
  • ciprie (43%)

Microplastiche

L’alta frequenza di prodotti con plastica dell’azienda Lush è però imputabile a un solo ingrediente: il Polyvinylpyrrolidone o PVP, una plastica liquida già sostituita da alcune aziende.

Quanto alle indagini svolte in laboratorio, esse si sono concentrate sulla verifica della presenza di microplastiche (particelle solide) in 14 prodotti.

I risultati hanno evidenziato la presenza di microplastiche in 10 prodotti, 6 con Polyethylene, 2 con Polymethyl methacrylate e altri 2 con Polyamide/Nylon-12.

il Polyethylene è risultato presente in 6 prodotti:

  • illuminante Sephora
  • rossetti Maybelline e Bionike
  • mascara Kiko, Lancôme e Deborah

il Polymethyl methacrylate in 2 prodotti: illuminante NYX e fondotinta Kiko

il Polyamide/Nylon-12 in 2: cipria Wycon e cipria Pupa e il polietilene tereftalato nel mascara Deborah.

Inoltre, in 3 prodotti non è stato possibile individuare tutte le microplastiche menzionate nelle liste degli ingredienti probabilmente a causa delle ridotte dimensioni delle particelle o per via della loro combinazione con pigmenti che ne ha reso impossibile l’identificazione.

Infine, le analisi condotte sull’unico prodotto privo di microplastiche (Purobio – Sublime drop foundation, fondotinta) hanno confermato l’assenza di questi ingredienti.

I risultati ottenuti evidenziano come gli ingredienti in plastica siano frequenti in numerosi prodotti che entrano in contatto con parti sensibili del nostro corpo come occhi e labbra, con la concreta possibilità di ingerirli.

Servono interventi a più livelli per evitare potenziali rischi per la salute umana e per l’ambiente. concludono da Greenpeace. Sul fronte politico il governo, e in particolare il Ministero dell’Ambiente, devono sostenere la proposta europea per vietare l’uso di microplastiche aggiunte intenzionalmente in tutti i prodotti commerciali, inclusi i prodotti per il makeup, aumentandone il livello d’ambizione. Le aziende della cosmetica, soprattutto quelle italiane, devono invece smettere subito di utilizzare ingredienti in plastica la cui sostituzione è già alla portata del mercato, come ci ha dimostrato il caso di Purobio. È l’occasione, per uno dei settori di punta del Made in Italy, di non esser più conosciuto come esportatore di inquinamento ma piuttosto come un’avanguardia verso la sostenibilità. La pandemia che stiamo vivendo, infatti, ci insegna che è necessario cambiare il rapporto uomo-natura, favorendo una riconversione green dell’economia globale”.

QUI trovate il rapporto completo.

Fonte: Greenpeace

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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