Fase2, la riapertura dei parrucchieri farà aumentare i rifiuti usa e getta (e il lavoro in nero)

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Kit monouso, guanti di plastica, mascherine che dovranno coprire naso e bocca. Ci avviciniamo alla fase 2 dell’emergenza coronavirus e sono tante le attività che riapriranno, tra cui anche i saloni di parrucchieri. Una nostra lettrice Katia Filippin, parrucchiera, ci racconta dubbi e perplessità sulle nuove misure dal punto di vista dell’impatto ambientale perché é innegabile, che tra le altre cose, questa pandemia ci abbia riportato indietro anni luce sul piano della sostenibilità. Mascherine e guanti come abbiamo già detto, fanno purtroppo parte dell’arredo urbano visto che vengono gettati a terra come se nulla fosse e come sempre, a pagarne le conseguenze è l’ambiente.

Katia Filippin, titolare di Classic & Rock Style a Castellavazzo, nel comune di Longarone, fa la parrucchiera da 22 anni e da quattro mossa da motivazioni legate all’impatto ambientale, di tutela della salute personale e dei clienti, ha scelto di non tingersi più i capelli e di ridurre drasticamente i trattamenti chimici a favore dell’henné, rifiutando ‘nuove clienti in cerca di trattamenti che stravolgono la natura e la vera bellezza unica che ogni capigliatura ha’.

“La mia categoria è in standby da settimane e i nostri fornitori stanno facendo un gran lavoro per permetterci di ripartire, appena sarà possibile con adeguamenti obbligatori o meno, per ora alcuni sono indicati come “consigli””, ci racconta Filippin.

Cosa prevedono? Kit monouso da fornire ai clienti: guanti, mascherine, kimono, gel igienizzanti, cartellonistica su sanificazione e motti positivi, frecce a terra per indicare le distanze e il percorso da fare, asciugamani monouso, visiere, mantelle taglio monouso, sterilizzatori ad ultravioletti, spray virucidi e disinfettanti, ionizzatori per l’aria.

“Una montagna di roba, non trovate? Ebbene, guardando un passo avanti, tutta questa roba la vedo nella sua forma finale, ovvero: rifiuti. Una mole di rifiuti che non riesco a quantificare in meno di un bancale a settimana, vedo costi, di acquisto e di smaltimento. Non so quanti di voi hanno provato ad asciugarsi i capelli con asciugamani monouso. Provate e ditemi quanti ve ne occorrono, per ora ve lo dico io, almeno 2, più uno sulle spalle, sopra un kimono che presumibilmente nel tempo di massimo 2 ore (tempo che occorre per eseguire colore taglio e piega) diventeranno rifiuti, mi chiedo, non posso invitare i miei clienti a portarsi due asciugamani da casa?

Lo stesso discorso, secondo la parrucchiera vale per mascherine e guanti. “Non è obbligatorio uscire di casa indossando queste protezioni? Perché dovrei fornirli io? Non siamo tutti allo stesso modo obbligati a provvedere responsabilmente alla nostra e altrui igiene e sicurezza?”. Sul piano di mantelle taglio monouso, succede più o meno la stessa cosa. Lavorando da sola, Katia potrà fare una quindicina di tagli al giorno, visto che si dovrà mantenere tra l’altro la distanza di sicurezza. “Mi domando, non potrei avere in negozio 20 mantelle lavabili e igienizzabili?”.

Agli addetti ai lavori sono state fornite delle linee guida generali, ma bisognerà aspettare comunicazioni ufficiali che partiranno dal 4 maggio. Di certo c’è appunto l’uso di protezioni per naso e bocca, ma non è ancora chiaro se verranno garantiti tutti i servizi. Fatto sta, che già l’avere questa mole di materiali costerà parecchio sia all’ambiente che ai parrucchieri stessi. “Hanno un costo che porterà ad un inevitabile e giustificato aumento del listino prezzi e non è detto che d’ora in poi tutti possano usufruire con la stessa frequenza ” antevirus” dei nostri e molti altri servizi”, spiega ancora Filippin che non nega un’ulteriore preoccupazione, quella dell’aumento di lavoro nero.

“La necessità di tagliare i capelli resterà e prevedo un esponenziale aumento del lavoro nero, in case che accoglieranno amici e parenti per farsi i capelli in comunella e a basso costo e al grido di”Al diavolo il coronavirus, mica posso spendere 45 € per tagliare i capelli!”.

Cosa che non è tanto lontana dalla realtà visto che anche altri commercianti le cui attività sono chiuse, hanno lamentato il fatto che in tanti si siano attrezzati con il fai-da-te e nutrono dubbi sul poi ritorno alle vecchie abitudini. “Il lavoro nero c’è anche nelle piccole realtà e purtroppo c’è chi lo pratica tutta la vita, anche nel Veneto, anche nel mio paese, ma è sempre tristemente più facile controllare chi lavora legalmente”, dice ancora.

C’è poi tutto un discorso sul piano della sicurezza.

“Quante volte è stato ripetuto che i nostri negozi sono sicuri? Pensate che dal 2013 è stato abolito l’obbligo del libretto sanitario per i parrucchieri. Chissenefrega se respiri sostanze chimiche, se a forza di stare in piedi, lavare, tagliare, tingere, decolorare, arricciare, stirare e phonare capelli hai il gomito del tennista, l’artrosi, la dermatite, l’asma e chissà che altro, l’importante è sterilizzare gli strumenti di lavoro e mantenere pulito l’ambiente”.

“Mi chiedo anche quanto questo nuovo mondo asettico ci indebolirà, sono tanti gli studi che mettono in stretta relazione gli elevati livelli di igiene e l’incidenza di allergie e malattie autoimmuni. Questo accade perché il nostro corpo non riesce a sviluppare gli anticorpi necessari per sconfiggere gli allergeni. Spero sinceramente di non essere l’unica a porsi queste domande e mi auguro che le scelte in merito vengano prese tenendo conto di tutti i fattori regressi e futuri, e sull’incidenza imponente che le nostre decisioni potranno avere nei confronti di un problema già mortale e autoprodotto chiamato inquinamento”.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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