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Dalle creme solari ai rossetti: i prodotti cosmetici venduti in Europa contengono ingredienti testati sugli animali, analisi shock

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Una nuova analisi rileva sostanze chimiche testate sugli animali presenti in creme idratanti, rossetti, balsami per capelli e creme solari, nonostante i divieti

Centinaia di prodotti cosmetici venduti nel Regno Unito e in Europa contengono ingredienti che sono stati testati sugli animali nonostante i divieti esistenti ormai da anni. A dirlo è una nuova analisi secondo cui i test vietati sarebbero stati eseguiti su componenti utilizzati nei prodotti tra cui creme idratanti, rossetti, creme solari e balsami per capelli, con oltre 100 esperimenti eseguiti su animali, tra cui topi e conigli.

Al centro della questione ci sono due serie di normative concorrenti: il divieto dell’Unione europea sulla sperimentazione animale degli ingredienti cosmetici entrato in vigore nel 2009 e un’altra legge, quella del 2007, che disciplina l’uso di sostanze chimiche imponendo alle aziende l’onere della prova per identificare e gestire i rischi legati a quelle sostanze per garantire la sicurezza dei lavoratori.

In buona sostanza: le aziende devono eseguire test sugli animali su alcuni ingredienti utilizzati esclusivamente nei cosmetici per soddisfare le normative sulle sostanze chimiche. Un cane che si morde la coda. 

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I clienti europei non possono presumere che i prodotti che acquistano non siano testati sugli animali – spiega Thomas Hartung, esperto di alternative ai test sugli animali alla Johns Hopkins University e uno degli autori dell’analisi.

Anche i prodotti etichettati come non testati sugli animali possono insomma contenere alcuni ingredienti testati sugli animali.

Lo studio

Il punto analizzato dagli studiosi è questo: gli ingredienti dei cosmetici in Unione europea sono disciplinati da due regolamenti in conflitto. Il regolamento CE 1223/2009, il regolamento sui cosmetici, che vieta i test in vivo su animali per le valutazioni della sicurezza dei prodotti cosmetici, compresi i prodotti finali e gli ingredienti, e il regolamento sulla registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che invece può imporre test in vivo di quegli stessi ingredienti in base i propri requisiti di test chimici.

Gli studiosi guidati da Hartung hanno esaminato centinaia di documenti che descrivono in dettaglio i test di sicurezza chimica (pubblicamente disponibili sul sito web dell’ECHA) e hanno scoperto che dei 413 ingredienti utilizzati esclusivamente nei cosmetici, 63 sono stati testati dopo l’entrata in vigore del divieto nell’UE. Gli ingredienti post-divieto sono stati soggetti a 104 nuovi test sugli animali, secondo il documento pubblicato sulla rivista Alternatives to Animal Experimentation.

Una vera e propria discrepanza che ha portato alcune aziende chimiche a eseguire i test sugli animali vietati sugli ingredienti cosmetici, emerge dall’analisi.

I test REACH sugli ingredienti cosmetici – si legge nello studio – compaiono solo come test di legislazione sulle sostanze chimiche industriali nei rapporti dell’UE. Data l’importanza per i consumatori e l’industria cosmetica di avere cosmetici privi di test sugli animali, il pubblico dovrebbe essere informato dei test REACH fino a quando il conflitto tra i regolamenti non sarà risolto.

Cosa fare allora? Risolvere questo vero enigma legislativo. Scienziati e attivisti sottolineano come i test sugli animali non siano più scientificamente necessari nemmeno per garantire la sicurezza sul lavoro. Cosa si aspetta a uniformare le norme?

Fonti: Center for Alternatives to Animal Testing Europe / The Guardian 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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