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Collistar, la pubblicità delle bande snellenti su Facebook è ingannevole e fuorviante per il consumatore. Interviene lo IAP

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Le bende snellenti drenanti Collistar utilizzano un claim che, per pubblicizzare l’efficacia del prodotto, indica una serie di percentuali relative ai risultati che si possono ottenere in quanto a riduzione del giro coscia e della ritenzione idrica. Questo messaggio, però, a detta dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria (IAP) è fuorviante e ingannevole per i consumatori.

Le bende snellenti e drenanti sono un prodotto noto e utilizzato da chi vuole ridurre il giro coscia e drenare. Nel pubblicizzare quelle del marchio Collistar, in un post sponsorizzato su Facebook il 17 giugno 2021, sono state utilizzate le seguenti diciture:

‘100% riduzione circonferenza coscia, dopo la prima applicazione’, ‘93% ritenzione idrica ridotta dopo 4 settimane’, ‘90% pelle visibilmente più levigata dopo la prima applicazione’

Proprio su tali claim è intervenuto lo IAP segnalando che sono stati violati l’Articolo 2 Comunicazione commerciale ingannevole e 23 – Prodotti cosmetici e per l’igiene personale del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Come si legge nella nota pubblicata sul sito dello IAP:

La modalità comunicazionale adottata è suscettibile di fuorviare il pubblico dei consumatori, attirando l’attenzione sul messaggio e sul prodotto pubblicizzato in base all’indicazione di risultati particolarmente eclatanti, che si susseguono in sequenza, “100% riduzione circonferenza coscia, dopo la prima applicazione”, “93% ritenzione idrica ridotta dopo 4 settimane”, “90% pelle visibilmente più levigata dopo la prima applicazione”, suscettibili di essere ridimensionati una volta compreso il reale tenore della comunicazione in questione.

Ma cosa c’è di ingannevole in tali percentuali?

I dati percentuali che appaiono in grande evidenza nel messaggio sono suscettibili di indurre i destinatari a ritenere che i vantati effetti si verifichino nella misura percentuale indicata, quando invece tali indicazioni si riferiscono unicamente alle percentuali dei soggetti sottoposti a test, che hanno osservato un qualche effetto derivante dall’uso delle bende cosmetiche in questione. Tale rilevante circostanza non è tuttavia chiarita in modo corretto dalla scritta richiamata dall’asterisco, che nell’economia del messaggio non assume una adeguata visibilità per il ridotto corpo del carattere adottato.

In parole povere, quelli riportati sono i risultati ottenuti sul campione di persone che hanno partecipato ai test del prodotto ma questo aspetto non è ben specificato nella pubblicità e dunque il consumatore potrebbe erroneamente ritenere che siano sempre validi.

Inoltre, specifica lo IAP:

Laddove si afferma che l’efficacia delle bende cosmetiche è ‘clinicamente dimostrata’ si crea ulteriore confusione con i vanti relativi alla ritenzione idrica e alla pelle più levigata, che sono invece solo oggetto di autovalutazione da parte delle donne sottoposte al test.

C’è infine un altro aspetto da sottolineare:

l’ingannevolezza di un messaggio pubblicitario deve essere valutata non solo per il contenuto dello stesso, ma anche in considerazione del pubblico cui è destinato, costituito da persone particolarmente sensibili ai temi dell’estetica e per questo motivo portate ad una decodifica più allettante ed illusoria delle promesse del facile ottenimento di risultati particolarmente ambiti, con la conseguente amplificazione dei profili di ingannevolezza.

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Fonte: IAP

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria
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